Archivi categoria: comunicazione online

Web e disinformazione: terremoto e inutili allarmismi

Dopo ogni tragedia assistiamo alla diffusione di infondati allarmi,anche nel caso del terremoto del Centro Italia. Forse sarebbe ora di informarsi meglio.

L’informazione corre (veloce) sul web e spesso purtroppo anche la disinformazione. Purtroppo e’ proprio la disinfomazione a correre piu’ velocemente, spinta dalla buona fede del popolo del web che di fronte a tragedie piccole e grandi come il terremoto che ha colpito il Centro Italia il 24 Agosto scorso, cerca di informare del pericolo piu’ persone possibili.

Questo si ripete purtroppo in occasione di eventi drammatici come i terremoti che (purtroppo) il nostro Paese tristemente conosce. E dopo ogni sisma (come quello dello scorso 24 Agosto) siamo costretti a vedere scorrere sui social,  i soliti inopportuni aticoli sull’ esperto “tal dei tali” che afferma che nelle case hanno usato piu’ sabbia che cemento per il calcestruzzo.

Basta cercare su qualche sito di settore (o chiedere al vostro muratore di fiducai!) per  scoprire che in proporzione la sabbia usata per il cemento amato e’ sempre quantitativamente maggiore rispetto al cemento , ancora maggiore e’ la quantita’ di ghiaia inserita nell’impasto.

Il ruolo del cemento e’ appunto quello di fare da legante (collante) tra i vari inerti utilizzati (si veda qualche link in proposito alla composizione del calcestruzzo)

Altro argomento che scandalizza il popolo del web e’ il fatto che dalle immagini e dai commenti in TV sembrerebbe  che alcuni edifici (anche di edilizia pubblica) non fossero a norma (e di conseguenza sono stati lesionati seriamente durante il terremoto) , qualcuno e’ rimasto scandalizzato vedendo i cordoli in cemento armato realizzati sopra ai muri esistenti delle case antiche.

Si assiste quindi alla solita proliferazione di articoli “acchiappa click” condivisi in buona fede dai frequentatori di social,  salvo poi scoprire, anche stavolta, che questa pratica ( utilizzo di cordoli in cemento) nei decenni passati era assai utilizzata e in linea con le leggi dell’epoca (si veda questo articolo sulle diverse soluzioni per i cordoli in sommita’ l’intervista recente all’architetto Fuksas dopo i crolli dovuti al sisma del Centro Italia del 24 agosto 2016 )

Come non parlare poi della notizia di case crollate nel terremoto di Amatrice (o meglio di Accumoli , dove si e’ registrata la scossa piu’ elevata) in cui era presente polistirolo ..anche in questo caso  si grida allo scandalo e le foto di pannelli di polistirolo ritrovati in mezzo alle macerie fanno il giro del web.anche in questo caso pero’ nessuno ricorda che il polistirolo (assieme ad altri materiali) viene usato in edilizia per garantire l’isolamento termico (che in localita’ montane come Amatrice puo’ fare comodo!)

Ulteriore polemica che gira in rete e’ quella sul fatto che in Italia i soldi destinati a ristrutturazioni e adeguamenti sismici finirebbero sempre nelle mani di professionisti e imprese disoneste che fanno economia sui materiali a discapito di chi poi vede la propria abitazione crollare al primo terremoto. Anche qui occorre fare le doverose precisazioni, ricordando che la magistratura, come sempre dopo questi gravi episodi, ha aperto delle inchieste per individuare le responsabilita’.

Non bisogna fare l’errore di confondere adeguamento sismico e miglioramento sismico.  Si tratta di due diverse modalita’ di intervento con finalita’ differenti e con costi molto diversi da loro: <<La differenza tra l’Adeguamento ed il Miglioramento, quindi, risiede fondamentalmente, o meglio esclusivamente, nel livello di sicurezza che si consegue realizzando l’intervento; nel primo caso si raggiunge una resistenza pari a quella di un edificio di nuova costruzione mentre, nel secondo caso, non vi è alcun limite da raggiungere ma solo l’obbligo di indicare quale sia il valore a cui ci si attesta con l’esecuzione dell’intervento.

Si ha, quindi, il modo di acquisire la consapevolezza sul grado di sicurezza finale che sarà posseduto dalla struttura e, al contempo, la possibilità di valutare anche l’efficacia della soluzione prescelta, a fronte dell’investimento necessario a realizzare l’intervento.>>

(fonte: Ingenio Web )

Nel caso del tipo di intervento e’ quindi legata alle aspettative del committente e alle risorse economiche disponibili, aspetto decisamente non da trascurare.  Chiaramente  il “miglioramento sismico” non e’ un intervento inutile, anzi, in entrambi i casi occorre che i professionisti coinvolti (progettisti ed imprese) siano aggiornati sulle tecniche piu’ efficaci di intervento e possano informare e consigliare in modo opportuno il committente.

E se invece di passare le giornate a condividere queste inutili notizie decidessimo di fare qualcosa di utile per aiutare chi ha perso casa ed affetti a causa del terremoto ?

La tua pagina facebook ha tanti fan ma poche interazioni? Ecco dove sta il problema!!

Probabilmente sei arrivato su questo articolo perchè hai scoperto  che, nonostante la tua pagina Facebook abbia migliaia di fan (o follower o seguaci, che dir si voglia) e i tuoi post siano mediamente ben curati e con belle foto, i  “like” sono pochi, nessuno condivide i tuoi post e i commenti sono pari a zero.

Ok, evidente che la colpa non è dei tuoi seguaci, ma di chi hai incaricato di gestire la pagina o di chi ha delegato altri a gestirla dando per scontate alcune cose che invece scontate non sono. Se mancano i like e le condivisioni, probabilmente i tuoi post non sono abbastanza interessanti e coinvolgenti, quindi sicuramente la strategia di comunicazione è stata pensata in modo sbagliato.

A proposito,  è stata pensata, si? Oppure hai dato per scontato che su Facebook basta scrivere “Ciao, vieni a comprare il mio nuovo prodotto!” in un post e subito fioccano i  “like”,  arrivano telefonate da tutto il mondo di persone che vogliono i tuoi prodotti e sono pronti a rimanere svegli anche tutta la notte in attesa che sulla tua pagina appaia un post da ricondividere ai loro contatti?

Se lo hai dato per scontato, beh forse sei stato, ehm..come dire.. esageratamente ottimista?! O forse il problema è altrove? Cerchiamo di analizzare cosa è successo: come avrai capito, i fan della tua pagina, quando mettono un  “lik” o condividono una foto sono spinti non da un interesse economico ma da un mix di fiducia, affetto, ammirazione verso il tuo brand, non a caso si parla di engagement  : termine che nel gergo della Rete appunto indica il coinvolgimento dei tuoi fan con la tua pagina social aziendale.

La stessa parola in inglese traduce anche il concetto di “impegno” o “fidanzamento” , quasi per ricordare che il legame che si crea tra un brand e i suoi utenti pu diventare talmente forte che i clienti quasi provano affetto per quel marchio, al punto da diventarne  testimonial tra parenti e amici (pensiamo ai tanti amanti di moto e automobili che comprano sempre e solo modelli di una certa marca o quelli che comprano smartphone solamente di un ben preciso brand e non vogliono saperne di altre aziende concorrenti)

Ok, ma tutto questo non succede con la tua pagina facebook aziendale o meglio, i like ci sono ma sono 2 o 3 su ogni post nonostante i tuoi 15.000 fan..

E qui probabilmente qualcuno ti direbbe: <<15.000 fan non sono pochi,ma quanto hai lavorato per ottenerli?>> Magari quello che te lo dice ha anche lui una Pagina Fb aziendale e nonostante i suoi fan siano solo 200, ogni suo post ha almeno 10-12 “like” , ogni tanto qualcuno commenta per testimoniare la sua soddisfazione per il prodotto…

A questo punto forse abbiamo forse individuato il problema!

Fammi di nuovo provare ad indovinare: un giorno sei stato contattato da un’ agenzia di webmarketing, che ti ha promesso di far diventare molto popolare la tua pagina facebook , garantendoti più di 10.000 fan in pochissimo tempo. Ti avranno detto che la pubblicità online è l ‘anima del commercio e che quindi, con 10.000 fan avresti avuto 10.000, anzi, 20.000 occhi puntati sui tuoi prodotti e 10.000 indici pronti a cliccare sul tasto “like” sotto ad ogni tuo post.

Ti avranno detto che rispetto a stampare 10.000 depliant (con ulteriori costi di distribuzione) avresti risparmiato sicuramente..Tu giustamente non ti sei mai chiesto la provenienza di questi 10.000-15.000 nuovi fan, non hai pensato che i fan si possono anche “comprare” a blocchi di 1000 o 10.000 come fossero uova al supermarket.

Giusto per la cronaca, cercando in rete si scopre che 5000 fan FB possono essere comprati a 90 euro circa, un prezzo decisamente più conveniente rispetto alle uova . Il problema è che mentre le uova non devono interagire con la tua pagina, i fan dovrebbero. Ecco, i tuoi fan non lo fanno proprio perchè magari non sanno neppure di essere iscritti alla tua pagina, non parlano la lingua con cui scrivi i tuoi post, o forse perchè semplicemente non corrispondono a persone reali.

Il resto della storia lo sappiamo: pochi like, nessuno dei 10.000 “fan” ti ha contattato per chiedere informazioni sui tuoi prodotti, nessuno ha condiviso i tuoi post sul suo profilo.Decisamente un risultato poco soddisfacente.

Come avrai capito quindi se hai tanti fan sulla tua pagina ma pochi like o condivisioni, hai fatto un errore a seguire questa strategia, che sicuramente ti garantisce un numero di fan tale da non sfigurare quando fai vedere ai tuoi amici la pagina social del tuo brand..ma certamente non questo il tuo interesse.

Oltre al danno, la beffa: potrebbe capitare che il tuo social, da un momento all\’altro decida di tagliare tutti gli account falsi, come ha fatto Instagram pochi giorni fa, chiudendo 20 milioni di profili falsi. Anche la tua pagina rischierebbe di perdere fan ? Se sono fan “piovuti dal cielo” a blocchi di qualche migliaio alla volta, probabilmente si!

Bene, ora viene la parte difficile: darsi da fare per trovare dei fan veri e coinvolgerli nei post della tua pagina

Twitter e Instagram, il 2013 sarà il loro anno!

Il 2012 doveva essere l’anno di Pinterest e di Google+, giuravano gli esperti (o magari coloro che avevano tradotto qualche articolo pubblicato oltreoceano riproponendolo al pubblico italiano), eppure non è stato così, almeno in Italia.

Per il 2013 allora azzardo io una previsione, sarà l’anno della crescita vertiginosa (già in atto a dire il vero) degli utilizzatori italiani di Twitter e Instagram.

I motivi sono almeno un paio:

semplicità d’utilizzo

Twitter e Instagram sono semplici da utilizzare: basta un click (o un tocco dello schermo dello smartphone)  per condividere una foto, applicare un filtro Instagram, ritwittare quanto scritto da altri. Nessun’ altra operazione macchinosa da fare, tutto qui: un solo click e il tuo pensiero è in rete, se hai uno smartphone è davvero il massimo della comodità.
Twitter e Instagram permettono di parlare (e far parlare) di noi stessi

Il desiderio di sentirsi importanti è in ognuno di noi, non nascondiamocelo; d’altra parte il diritto ad avere almeno un quarto d’ora di celebrità, non si nega a nessuno.

I social network sembrano fatti apposta per questo, Facebook in primis lo ha dimostrato. Facebook continua ad essere un ottimo palcoscenico, anche se tra mille notifiche, richieste continue di partecipare a giochi, messaggi a volte fuoriluogo che invadono le nostre bacheche, la tentazione di non usarlo, a favore di Twitter, inizia a farsi strada sempre più spesso.

Pinterest, per quanto possa essere carino e variopinto,con le sue bacheche piene di foto, spesso si riduce a fare un semplice “repin” di contenuti creati da altri, dopo qualche tempo la cosa inizia a stancare chi magari sente dentro questo desiderio di dire qualcosa al mondo e vuole una sua platea digitale. Destinato a rimanere dunque uno strumento per addetti ai lavori, non certo per il grande pubblico italiano.

Youtube: carino,ma ci sono troppi passaggi da fare: crea il filmato, editalo per aggiustarlo altrimenti poi non piace a tutti, caricalo online e spera che a qualcuno possa piacere. Decisamente troppi passaggi, sempre ammesso che qualcuno vada a visitare l tuo video e che non si stanchi dopo pochi secondi di visione: sarebbe un duro colpo per la tua autostima, meglio non rischiare.

Insomma: i 140 caratteri di twitter e quegli effetti di Instagram che permettono di rendere bella anche una foto sottoesposta o sfocata, sembrano la soluzione giusta per avere 15 minuti di popolarità: like e retwitt sono assicurati!

Non generalizziamo ovviamente, Twitter e Instagram sono l’ideale non solo per chi passivamente si limita a ritwittare contenuti altrui o a mettere “like” sulle foto di Instagram. Per i creativi, per coloro che hanno cose intelligenti e originali da dire al mondo, per quanti amano sfidarsi in contest fotografici o in composizioni da 140 caratteri, questi due social network sono l’ideale: troveranno un pubblico certamente attento a quanto hanno da dire.

Altro aspetto importante: la possibilità di aggregare persone, ad esempio attorno a figure celebri (le boyband ,  leader politici, attori e VIP ) , questo fattore ha permesso la diffusione di questi due social network anche tra ragazzi e adolescenti.

 

Proprio per questo, complice anche il crescente numero di smartphone e tablet in circolazione, Twitter e Instagram saranno i protagonisti indiscussi tra i social media nel 2013.

NB: non abbiamo parlato finora di Facebook: beh, sicuramente con il nuovo motore social Graph Search, il social network più utilizzato d’Italia ci riserverà grandi sorprese, sopratutto per quanto riguarda il marketing online.

 

Quando il “social media strategist” e’ improvvisato.. arrivano guai per le aziende

C’è la crisi e occorre inventarsi un lavoro, riciclarsi.
Giustissimo, però questo non vuol dire improvvisarsi esperto di qualcosa o peggio ancora “stratega” in una materia.

E invece è accaduto che qualcuno, alzatosi una mattina, sapendo che i social “sono il futuro”  ha pensato :  << bene, nel mio CV  scriverò che sono un social media strategist >>.

Il furbo avrà giustamente pensato: il nome in inglese suona bene, il termine “strategist” ispira fiducia e rassicura il cliente che penserà <<bene, è arrivato lo stratega, ora ci tirerà fuori per magia dai guai>>.

Ma l’astuto “stratega” si è spinto oltre, avrà pensato che non esistendo un ordine professionale che possa certificare la propria professionalità come “social media strategist” non ci sarebbero stati problemi.
Beh,  avrà pensato il nostro eroe, << al massimo occorrerà ogni tanto dare una sbirciatina a qualche sito che insegna rudimenti di SEO e comunicazione>> , anzi forse proprio frequentando qualcuno di questi siti si sarà autoconvinto di essere competente .

E difatti non occorre molto per scrivere “social media strategist” sul C.V. , poi nella pratica arrivano i guai e tu, malcapitato imprenditore che hai affidato al primo “social media strategist” che ha suonato al campanello (o magari allo stagista appena arrivato che pare sia così bravo nell’ usare facebook, che tradotto significa avere centinaia di “amici”), l’immagine (oltre alle speranze e al fatturato) della tua azienda ne paghi le conseguenze.

Proprio tu imprenditore, che hai scoperto solo più tardi che la pagina facebook aziendale non ha fatto i miracoli che ti aveva promesso il famigerato esperto di social media di cui sopra; che hai potuto constatare che gestire una presenza online richiede tempo e competenza (e anche padronanza della grammatica italiana!), che Internet non è il posto dove si possono “prendere in prestito” foto,video e testi dalle pagine altrui senza chiedere il permesso. A te forse il noto esperto di social media aveva detto il contrario, giusto? Ti aveva rassicurato che tutto quello che è pubblicato su internet si può riutilizzare a piacimento scommetto. No non è così, saresti contento, imprenditore, se qualcuno copiasse un testo dal tuo sito o utilizzasse le foto di un tuo prodotto per promuovere il suo?

Sicurezza online? privacy? Parole sconosciute per il nostro esperto: condividiamo tutto! iscriviamoci a tutti i servizi online di questo mondo, che ci importa fisicamente dove sono i nostri dati e cosa recitano i disclaimer dei siti a cui ci iscriviamo?
A nulla, avrà pensato l’amico, certamente sono stati scritti per passare tempo!

Conoscenza del prodotto, del mercato, del processo produttivo? Non serve, avrà pensato l’espertone, mettiamo una bella foto del prodotto su facebook e le vendite aumenteranno, << anzi poi apriamo un blog ed un e-commerce>> , belle idee, peccato che entro qualche mese diventerà deserto e talmente pieno di vulnerabilità di sicurezza da essere bersagliato continuamente da attacchi informatici, senza aver venduto online neppure uno spillo, sia chiaro.
Anzi, magari con la beffa di aver aumentato la produzione nell’ottica di avere scorte di magazzino in grado di soddisfare le tanto attese orde di consumatori online,le centinaia di fan della nostra pagina facebook sempre pronti a cliccare “mi piace” ma che però non comprano mai.

Tante chiacchiere dunque, tante promesse di miracoli, diversi soldi spesi, ma di questa famosa “strategia” alla fine non se ne vede traccia, dei risultati promessi neppure.

Insomma, caro imprenditore, stai bene attento; se pensi che bastino solo i social media per rimettere in piedi la tua azienda, senza invece investire in un progetto di riorganizzazione aziendale completo, rischierai di rimanere deluso.
La promozione online del tuo prodotto è solo uno dei tanti aspetti del tuo business, certamente importante, ma non scollegata da tutto il resto. Non occorre quindi assoldare il primo che passa, ma qualcuno che possa fornire una consulenza a 360 gradi (chiaramente non un singolo, si rischierebbe di imbattersi in un tuttologo…altra categoria pericolosa!) e farsi affiancare poi da qualcuno che, senza improvvisare, possa curare la comunicazione online, senza però lasciarsi abbindolare da chi promette miracoli, ma scegliendosi un “new media strategist” di comprovata serietà, che abbia un approccio ingegneristico e sappia proporre soluzioni adatte al contesto.

E’ Natale, per cui per ora finisce qui, nella prossima puntata parleremo del temutissimo “amico esperto di informatica” (tradotto: l’utente medio di pc, che però magari è il più informatizzato tra i conoscenti) che tutti gli imprenditori interpellano per valutare le strategie proposte dai consulenti informatici.

SEO: come scrivere contenuti di qualità per il web

Niente paura: non mi sono messo in mente di iniziare a scrivere articoli sul posizionamento sui motori, utilizzo di keywords, SEO, backlink al proprio sito e questioni simili.

Però ogni tanto mi capita di fare una chiacchierata (dal vivo, niente chat, twittate, pintate, check-in o altro) con un paio di amici blogger professionisti (che tradotto significa che riescono a vivere grazie ai guadagni dei loro blog e consulenze SEO) e proprio ieri, alla mia domanda su quali parametri realmente influenzano Google (un tema su cui giornalmente si scatenano diatribe sui forum dove blogger di opinioni diverse si fronteggiano cercando di dimostrare la loro tesi a colpi di script, debug di pagine html, dettagliate analisi dei parametri SEO, etcetc ) mi sono sentito rispondere candidamente: “occorre scrivere contenuti di qualità”.

Non ho provato a insistere, sapendo bene che, forte della sua esperienza di blogger e SEO, non si sarebbe mosso dalla sua posizione (che appoggio pienamente, perchè è l’unica alternativa ad un web popolato da contenuti banali, non originali e non troppo utili) peroò in effetti la sua risposta mi ha fatto riflettere sul fatto che troppo spesso, ci si perde in tanti dettagli e non ci si dedica abbastanza alla redazione di un buon testo, che sia adatto alla pubblicazione su web.

Scrivere per il web (e per i blog in particolare) è infatti molto diverso dal redigere un testo per un giornale o scrivere una mail. Sul blog abbiamo il nostro pubblico, non un passante generico che distrattamente getta lo sguardo sulle locandine in strada per leggere i titoli delle notizie dei quotidiani, ma un visitatore che è arrivato sulla nostra pagina grazie ad una ricerca (ha cioè richiesto opportune keyword nel motore di ricerca), che mira quindi ad approfondire un certo argomento e spera di aver incontrato il sito giusto per sapere tutto su quel tema, spera che sia il blog di un guru in un certo argomento, in grado di rsipondere a tutti i suoi quesiti in materia.

Un buon articolo per il web deve quindi essere esaustivo su quel tema (non ci piacciono gli articoli pieni di banalità o annacquati!), deve essere scritto in modo ordinato..e deve essere della giusta lunghezza; non deve cioè risultare pesante alla lettura, non occorrono giri di parole, nessun eccesso di colore e nessuna ossessione di voler descrivere con quintalate di aggettivi un prodotto o un luogo.
Ah ovviamente la regola base è quella che un buon articolo per il web deve essere scritto pensando ai lettori, non ai motori di ricerca: usate quindi le parole chiave con la giusta parsimonia, non esagerate spargendo keyword ogni tre parole (qualche Seo poco aggiornato ancora pensa che google apprezzi queste cose) con l’unico risultato di rendere incomprensibile l’articolo e di far innervosire anche l’algoritmo del motore di ricerca che dovrà indicizzare la vostra pagina! 😉

E’ un lavoro lungo, sicuramente..ma come in tutti i campi, gli esempi da cui prendere spunto non mancano!

Media education: ne abbiamo discusso a Grottammare

E’ stato un momento piacevole e ricco di spunti interessanti, quello organizzato da MED Media education e Radio Incredibile a Grottammare (AP) nel pomeriggio di sabato 21 Maggio: un’ occasione per poter parlare di educazione ai media (e quindi anche di educazione con i media ) e ribadire la necessità di una collaborazione tra le varie agenzie educative, su queste tematiche.

Interessanti gli interventi del rappresentante del CoreCom delle Marche, del giornalista RAI Varagona e del prof. Di Mele dell’associazione MED che hanno appunto ricordato che l’educazione ai media è fondamentale per la formazione dell’intera persona e per sviluppare coscienza critica nell’uso delle nuove tecnologie in maniera da poter vivere pienamente l’esistenza reale piuttosto che farsi intrappolare da una vita digitalizzata.

Ugualmente interessanti le esperienze presentate dagli altri relatori che hanno illustrato vari progetti legati alla media education (a proposito, “media” si legge come si scrive, essendo una parola latina, poi ripresa dall’inglese) che hanno avuto un buon riscontro nelle comunità a cui sono stati proposti.

Possiamo dire, senza scadere troppo nella retorica, che sono state gettate le basi per creare una rete di media educator e sicuramente i frutti di questo lavoro, in cui tecnologia, pedagogia e molta buona volontà si fondono, li vedremo tra non troppo tempo.

 

Il Papa loda Internet: opera del genio umano

“…L’uso di Internet non ha cambiato solo il modo di comunicare, ma la comunicazione in se stessa: si è di fronte ad una trasformazione culturale, nascono quindi nuove opportunità di stabilire relazione e costruire comunione”
Si apre con questa riflessione il  messaggio del Santo Padre in occasione della 45esima Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali: ennesima dimostrazione di una Chiesa che di fronte ai nuovi media è  sempre attenta a porre l’accento su come utilizzare  questi nuovi strumenti  per il bene integrale della persona e dell’umanità intera.
Se per la società attuale infatti la ricerca sui nuovi media è finalizzata a come utilizzarli per interessi commerciali, il Santo Padre, nella sua analisi mette in luce come potenzialmente Internet possa contribuire, se saggiamente utilizzata, <<a soddisfare il desiderio di senso, di verità e di unità che rimane l’aspirazione più profonda dell’essere umano. >>
L’esperienza della navigazione in Rete, coinvolge fortemente l’animo umano, si pensi  ad esempio ai social network (ambienti virtuali in cui più persone, sopratutto ragazzi e giovani,  possono interagire comunicando i propri pensieri e stati d’animo) tuttavia, prosegue il Papa nel suo messaggio, << ci si scontra con le  limitazioni tipiche della comunicazione digitale: la parzialità dell’interazione,la tendenza a comunicare solo alcune parti del proprio mondo interiore, il rischio di cadere in una sorta di costruzione dell’immagine di sé, che può indulgere all’autocompiacimento. >>
Naturale conseguenza di questi comportamenti  è  il rischio di non riuscire piu’ a  riconoscere il proprio prossimo nel quotidiano e di essere meno aperti verso l’altro nella vita reale; occorre dunque prestare attenzione continua per stabilire con l’ altro legami  profondi, preferendo al contatto virtuale quello reale.
Non può mancare, nel messaggio del Papa, un riferimento a come annunciare il Vangelo, nel mondo digitale: annuncio che non si deve ridurre al solo inserimento di contenuti religiosi negli spazi di discussione di Internet, ma che passa attraverso una testimonianza di vita cristiana a cui ognuno, anche quando dialoga sul web con altre persone è chiamato.  Una testimonianza “virtuale” che chiaramente deve essere coerente con l’esperienza di fede che si vive nella quotidianità.
Invito tutti voi a  leggere il messaggio completo, sul sito www.vatican.va all’interno dell’area dedicata ai messaggi dell’attuale pontefice.

Pubblicità :bene o male l’importante è parlarne. Ne siamo sicuri?

Si dice spesso che “nel bene o nel male, l’importante è parlarne e forse qualche pubblicitario ha preso sul serio questa frase.

L’idea di scrivere questo post è nata dopo aver letto un interessante articolo in cui si analizza la campagna pubblicitaria (a mio parere divertente ed efficace) di una azienda di arredamenti.

Giustamente l’autore si interroga su varie campagne pubblicitarie basate non sulla promozione del prodotto esaltandone le peculiarità, bensì su immagini a volte crude che mirano ad legare  il brand aziendale ad una emozione forte, non necessariamente positiva ma che comunque coinvolga l’utente (anche suscitando paura, ribrezzo o angoscia se necessario).

Realmente è utile fare pubblicità di questo tipo?

Con il Web2.0 abbiamo la possibilità di coinvolgere l’utente e dargli la possibilità di esprimere un parere sul nostro prodotto. Una campagna basata sul “nel bene o nel male, basta che se ne parli” puo’ avere successo (ma ne dubito!) sui media tradizionali, ma probabilmente provocherebbe reazioni furiose se proposta sui social media, sintomo chiaramente che qualcosa non ha funzionato…e che ovviamente è troppo tardi per correggere il tiro.

Veramente è dunque importante parlare di un prodotto, anche parlandone male? O forse invece conviene abituarci a studiare campagne promozionali basate su valori positivi e sull’user experience piuttosto che su scandali, gossip, scene cruente e mettere in un angolino il logo dell’azienda?

Per tornare all’articolo ispiratore di questo post, a me sinceramente quel manifesto piace :divertente, con quello slang “romanesco” che sempre ispira simpatia  e che ci ricorda il tormentone estivo del “calippo e na bira” .

Sarà forse un altro esempio forse di una dizione poco curata, ma ricordiamo che il video delle ragazze di Ostia è stato l’esempio più clamoroso di viral video all’italiana dell’estate 2010.

Forse tutto sommato i pubblicitari che hanno curato la campagna promozionale di questa ditta di arredamenti sono stati piu’ attenti di quello che a prima vista potrebbe sembrare.

Grande successo per Ascoli2.0

Con oltre 500 presenze complessive nei tre giorni della manifestazione (conclusasi Sabato 9 Ottobre con APCamp2010 ) possiamo sicuramente parlare di un grande successo per questo evento dedicato al Web2.0.

Al di là dei numeri, quello che ha fatto piacere a me e agli altri organizzatori è stata la presenza di un pubblico attento e qualificato (alcune persone sono venute addirittura da altre regioni!), alcuni docenti ci hanno contattato nei giorni precedenti l’evento per chiedere di poter portare le loro classi, molti imprenditori presenti si sono complimentati con noi. Diversi portali hanno parlato dell’evento ( tra cui il portale Working Capital di Telecom Italia e l’inserto Nova del Sole24Ore , la lista completa è qui )

E’ stata sicuramente la prova che offrire contenuti di qualità ed interessanti è stata la scelta vincente; sopratutto abbiamo permesso ai partecipanti di capire cosa è questo Web2.0 di cui si parla tanto (spesso anche in modo superficiale) e quali opportunità può offrire.

Abbiamo fatto capire (o almeno ci abbiamo provato, speriamo che il messaggio sia passato!) che il web2.0 non è la bacchetta magica in grado di rilanciare una azienda in crisi. Se non ci sono idee, progetti validi, contenuti interessanti, il web2.0 non farà nessun miracolo.

Ascoli2.0 è stato sopratutto un momento di confronto, di scambio di idee; una sorta di banco di prova per nuovi progetti, che nei prossimi mesi verranno sviluppati. Ora si comincia a  lavorare sul serio!

(i guru del Web2.0 alle prese con la preparazione delle Olive ascolane..anche questo è Ascoli2.0 )