Perizia informatica preventiva in azienda : utile per prevenire problemi

La perizia informatica non è solo uno strumento da usare dopo che il crimine informatico è stato compiuto; una corretta analisi della rete dati aiuta a prevenire possibili crimini informatici.

Mi capita spesso di essere contattato da imprenditori che sospettano furti di dati aziendali ad opera di dipendenti /ex dipendenti /collaboratori  o accessi degli stessi ad informazioni riservate e chiedono una perizia informatica sulla loro rete dati e sui dispositivi compromessi.

L’abitudine (tipicamente nostrana) di mettere riparo , o meglio , sperare di farlo, solo dopo che il danno è stato fatto, continua a fare le sue vittime.  La rete aziendale, spesso frutto del lavoro di professionisti (o sedicenti tali) diversi,  continuamente utilizzata dagli utenti,  può prestarsi facilmente, in assenza di opportune precauzioni, ad azioni di accesso non autorizzato alle risorse informatiche aziendali. Spesso  una perizia informatica , viene richiesta dal proprietario dell’azienda , solamente dopo che gli episodi di danneggiamento o furto dati sono avvenuti, per essere utilizzata in un processo giuridico. non sempre, in questi casi si riesce però , per l’imprenditore, ad ottenere il risultato sperato (cioè recuperare i dati cancellati , individuare,magari a distanza di settimane o mesi, la traccia informatica lasciata da chi ha compiuto,  l’accesso abusivo al sistema informatico, etc).

L’informatica e analisi forense (computer forensics) ; cioè la scienza che studia soluzioni per conservare, proteggere, estrarre dati informatici da valutare in un processo giuridico  con particolare riferimento alla soluzione di casi legati ai crimini informatici (compresi quelli realizzati con l’uso di un computer o smartphone) non entra in gioco, a dispetto di quanto la fiction televisiva vuole far credere,  solamente dopo che il crimine è stato compiuto.

Come agire quindi per prevenire possibili problemi sulla propria rete dati aziendale? Da un lato avvalendosi di un esperto informatico per una perizia informatica preventiva che possa mettere in luce vulenerabilità della rete dati , suggerendo le modifiche; dall’altro realizzando, sempre grazie da un supporto specializzato, una corretta documentazione e formando i propri dipendenti all’uso consapevole di Internet e delle attrezzature informatiche. In tal modo, i dipendenti vengono anche informati su quali operazioni sono consentite e quali invece non sono autorizzate.

A chi affidarsi allora per prevenire possibili crimini informatici nella propria azienda? Come prima cosa occorre resistere alla tentazione di coinvolgere amici o parenti nella speranza di risparmiare, senza però conoscere le reali competenze informatiche della persona a cui ci affidiamo. Nella sicurezza informatica e nell’analisi forense è indispensabile conoscere hardware e software, sistemi di archiviazione (la sicurezza dei dati passa sopratutto per una corretta politica di salvataggio e archiviazione dei dati), sistemi operativi , dispositivi di rete, antivirus e applicativi per la sicurezza informatica .

Prima di avventurarsi in un’impresa dall’esito incerto (e qualunque iniziativa imprenditoriale ha sempre esito incerto e una certa componente di rischio!) occorre affidarsi ad un tecnico competente, in fondo è la stessa cosa che facciamo quando pensiamo alla nostra salute e scegliamo il miglior medico. Perchè quindi non fare la stessa cosa per la salute dei dati della nostra azienda?

Perdere foto dello smartphone provoca stress

Oltre il 70% degli utenti intervistati da una nota azienda informatica, teme che un attacco informatico possa danneggiare il proprio PC o il proprio smartphone causando perdita di dati , in particolare di foto e documenti importanti.

Allo stesso tempo, l’indagine rivela che la paura di perdere le foto scattate con lo smartphone è una fonte di stress maggiore della fine di una storia sentimentale o di un incidente automobilistico non grave. Secondo Kaspersky Lab , solo la malattia di un familiare peserebbe di più, per gli intervistati (oltre 16mila , dai 16 anni in su , provenienti da 17 paesi del globo) rispetto alla perdita della propria “memoria” digitale. Paradossalmente nonostante il rischio di perdere foto e dati sia concreto, circa la metà degli utenti non utilizza misure di sicurezza basilari come il PIN o una password;il primo consiglio per salvaguardare i dati è quindi quello di provvedere a configurare una password efficace sui propri dispositivi informatici, il secondo consiglio è quello di installare un software per prevenire attacchi di virus, malware e hacker. Spesso è la disattenzione a causare la perdita di dati: il 19% degli intervistati ha affermato di aver perso documenti in seguito a causa della propria disattenzione, il 23% a causa di danneggiamento del dispositivo.

Le foto e i video sono le informazioni personali considerate più preziose dagli utenti, circa il 44% di loro ha dichiarato di aver perso questo tipo di dati archiviati su smartphone, il 30% su tablet e il 37% su PC. L’89% salva sul computer tutte le foto che scatta, l’86% sul telefonino e il 59% su tablet; la soluzione più semplice per prevenire possibili perdite di dati è sicuramente quella di fare un backup su cloud. A questo scopo, siti come Google permettono gratuitamente di salvare online periodicamente i dati presenti su smartphone o su PC ,in maniera automatizzata (entro un limite massimo di alcuni Gb di dati) , soluzioni simili vengono fornite agli utenti da alcune aziende produttrici di smartphone che consentono agli utenti di salvare sui propri sistemi i dati custoditi nei cellulari (non solo foto, ma anche la rubrica telefonica), per chi invece volesse fare un backup sul proprio computer, basterà utilizzare i software disponibili sul sito del produttore del proprio dispositivo mobile.

Il Malware WannaCry infetta PC in oltre cento paesi

La nuova minaccia informatica globale si chiama WannaCry ed ha già raggiunto i computer di oltre cento paesi diversi. Alcune semplici regole per prevenire problemi al proprio PC

Si chiama WannaCry, è un pericoloso software malevolo ed in questi ultimi giorni il suo nome è apparso sulle prime pagine dei quotidiani di tutto il mondo. Si tratta di un malware (software creato per danneggiare i computer su cui viene eseguito) o meglio di un ransomware: software che infetta i computer occultando i dati degli utenti in maniera tale da obbligarli a versare un riscatto per ottenere il codice necessario per recuperare i dati.

L’attacco sfrutta una falla di sicurezza di alcune versioni di Windows; andando a colpire quei computer che non sono stati aggiornati nelle ultime settimane (il software in grado di correggere il problema è stato rilasciato infatti a Marzo, ma spesso gli aggiornamenti di sicurezza automatici non vengono attivati dagli utenti..a proposito, voi avete aggiornato il vostro sistema!?). La disattenzione può però costare cara: il riscatto da pagare (NB: operazione sconsigliata da alcuni siti!) se si viene colpiti da WannaCry può arrivare a 500 dollari (da versare online entro poche ore dal contagio); si stima che nel portafogli virtuale dell’autore del malware siano già finiti circa 100.000 dollari (cifra in fondo assai modesta), con oltre 200.000 computer infettati.

L’epidemia informatica ha subito scatenato rumors sui presunti autori: chi ha affermato che si trattasse di un malware diffuso da enti governativi per spiare gli utenti, chi ha scomodato addirittura organizzazioni terroristiche o potenze asiatiche. La realtà è ben diversa: si tratta infatti  di un’infezione che si è diffusa velocemente poiché sfrutta una vulnerabilità che era stata sottovalutata da molti nonostante in rete fosse disponibile una patch (software in grado di annullare i pericoli di infezione ) da oltre due mesi. In internet intanto si iniziano a diffondere le prime versioni di software in grado di recuperare i dati dai PC infetti senza dover pagare il riscatto: si tratta di WanaDecrypt ed in sostanza riesce a recuperare dalla memoria RAM del computer i numeri primi utilizzati per generare la chiave crittografica asimmetrica usata dal malware per crittografare i dati dei PC infetti. Per permettere a questo software di salvare i dati occorre però agire in fretta e senza spegnere il Pc o resettarlo : i dati presenti nella RAM in tali casi verrebbero infatti sovrascritti. Mentre il mondo si interroga sull’identità degli autori di WannaCry, vale la pena continuare a ricordare alcune norme semplici per evitare perdite di dati: antivirus e sistemi operativi sempre aggiornati, copia dei dati importanti su un disco esterno (meglio se tenuto spento quando non si usa) e massima attenzione durante la navigazione online su siti potenzialmente sospetti.

La sicurezza di whatsapp: ecco come aumentarla

Software come Whatsapp e Telegram o altre applicazioni di IM (messaggistica istantanea) sono ormai di uso comune, tra adulti e giovani. Capita spesso, purtroppo, di venire a conoscenza di episodi poco piacevoli legati ad un utilizzo poco attento di smartphone e tablet, con conseguenti rischi per la nostra privacy.

Prima ancora di iniziare a parlare di consigli tecnici su come proteggersi da eventuali “curiosi” intenzionati a spiare le nostre conversazioni online (in questo caso presenti sui nostri dispositivi mobili, ma potenzialmente anche sul PC) occorre ricordare che la sicurezza di un sistema informatico (quale appunto il computer o uno smartphone) è fondamentalmente legata a buone pratiche di utilizzo di questi strumenti da parte del proprietario. Il consiglio più importante è chiaramente quello più scontato (ma non troppo) , ovvero: non lasciare incustodito il proprio smartphone (o comunque impostare un codice di sicurezza che non permetta ad estranei di sbloccare il telefonino ) e non installare applicazioni di “dubbia provenienza” (che potrebbero installare a nostra insaputa, software in grado di accedere ai nostri dati riservati o peggio inviarli ad eventuali malintenzionati) , controllando tramite motori di ricerca l’affidabilità delle varie applicazioni.

Occorre fare attenzione poi ai cosiddetti sistemi di messaggistica istantanea che funzionano anche tramite Web (ad esempio usando il meccanismo dei QR-Code). In questo caso, una volta aperta la “sessione” su un computer , diventa possibile visualizzare anche su quel Pc le conversazioni che partono dal nostro telefono. Chiaramente non è così semplice poter attivare una sessione via web: occorre infatti riuscire ad impadronirsi, anche solo per alcuni attimi, del telefono della vittima che si vuole spiare e usarlo per attivare su un computer una nuova sessione. E’ possibile chiaramente, visualizzare sul proprio smartphone, la presenza di sessioni attive su altri dispositivi, controllando tra le impostazioni Whatsapp Web ( ad esempio nel caso di Whatsapp) e procedendo alla chiusura forzata delle stesse qualora si notassero anomalie. Molti pericoli possono arrivare poi dai cosiddetti malware (che spesso vengono scaricati ed installati sullo smartphone dalla vittima stessa in modo inconsapevole) , occorre prestare attenzione quindi a non aprire messaggi provenienti da numeri sconosciuti e d evitare di cliccare su link “sospetti” . Infine ricordiamoci di controllare periodicamente gli aggiornamenti di sicurezza dei software installati nei nostri dispositivi mobili : i programmatori software ,appena viene scoperta una vulnerabilità, procedono a distribuire nuove versioni sicure del loro software, in grado di resistere ai tentativi di intrusione. Ricordiamo appunto, che a volte, la sicurezza predefinita di un software, impostata dai programmatori, rischia di essere messa in difficoltà proprio dalla leggerezza con cui usiamo i dispositivi di comunicazione.

Per finire, ricordiamo inoltre che è possibile effettuare un backup delle chat Whatsapp usando sia il software di backup fornito con il proprio smartphone ,che ricorrendo a sistemi come Google Drive o analoghi servizi cloud disponibili sul mercato.

WordPress 3.6.1 è disponibile!

Disponibile la versione 3.6.1 del popolare CMS  Wordpress.

Questa versione  risolve alcuni problemi di sicurezza (anche remoti), tra cui:

  • Block unsafe PHP unserialization that could occur in limited situations and setups, which can lead to remote code execution. Reported by Tom Van Goethem.
  • Prevent a user with an Author role, using a specially crafted request, from being able to create a post “written by” another user. Reported by Anakorn Kyavatanakij.
  • Fix insufficient input validation that could result in redirecting or leading a user to another website. Reported by Dave Cummo, a Northrup Grumman subcontractor for the U.S. Centers for Disease Control and Prevention.

 

Informatica Forense: Deft Conference 2013 a Bologna

Un appuntamento che sicuramente interesserà coloro che operano nel campo dell’informatica forense e della computer security: si terrà Venerdi 19 Aprile 2013 a Bologna la conferenza annuale organizzata dalla Associazione DEFT.

L’evento prevede, grazie alla partecipazione tra i relatori di tecnici forensi e avvocati esperti nell’ambito delle indagini digitali, seminari sul mondo della computer forensics sia dal punto di vista tecnico che da quello legislativo.

Il campo della consulenza informatica forense si avvale infatti sempre più spesso di soluzioni software basate su GNU/Linux (e in generale su Software Free), in particolare DEFT si rivela un prodotto valido, sempre aggiornato..e orgogliosamente Made in Italy  😉

Questo il programma definitivo della giornata dedicata alla computer forensics in ambito open source, in particolare dedicato alla distribuzione dedicata alle indagini informatiche DEFT Linux.

DEFT CONFERENCE 2013
19 aprile 2013, ore 10.00-16.30
Aula Magna secondo piano – Scuola di Ingegneria
Viale del Risorgimento 2, Bologna

Moderatori: Avv. Giuseppe Vaciago, Dott.ssa Francesca Bosco

09.30 – Registrazione partecipanti

10.00 – Saluto
Presentazione del convegno con saluti e ringraziamenti istituzionali

10.15 – Introduzione istituzionale alla conferenza
Prof.ssa Nicoletta Sarti, Presidente della Scuola di Giurisprudenza – Università di Bologna
Dott. Roberto Alfonso, Procuratore capo della Procura di Bologna

10.45 – Presentazione dell’ associazione DEFT e delle principali novità di DEFT 8
Dott. Stefano Fratepietro, Presidente Associazione DEFT

11.15 – La virtualizzazione nella Computer Forensics: l’analisi di una “scatola nera”
Dott. Paolo Dal Checco, socio fondatore Associazione DEFT

11.45 – La strategia dell’Unione Europea sulla Cyber-Security
Avv. Stefano Mele, Istituto Italiano di Studi Strategici Niccolò Machiavelli

12.15 – Aspetti della legge 48/2008 che influenzano la Computer Forensics
Prof. Cesare Maioli, Università di Bologna

12.45 – Pausa pranzo

14.30 – OSint e Social Media: strumenti di controllo sociale e di prevenzione dei reati
Avv. Giuseppe Vaciago, Università Milano Bicocca

15.00 – Open Source INTelligence a supporto delle attività di PG
Dott. Massimiliano Dal Cero, socio fondatore Associazione DEFT

15.30 – IpBA 2.0, open mobile analyzer per Whatsapp, Skype e Viber
Dott. Nicodemo Gawronski, sviluppatore DEFT – Dott. Mario Piccinelli, Università degli Studi di Brescia

16.00 – AlmaNebula: una piattaforma Cloud ready per l’analisi di supporti digitali
Dott. Ing. Corrado Federici, Università di Bologna

16.30 – Conclusioni e ringraziamenti finali

maggiori info su: http://www.deftlinux.net/

Il falso antivirus AVASoft Professional Antivirus : come rimuoverlo

Se durante l’utilizzo del PC vi capitasse di vedere sul vostro schermo una finestra di un presunto antivirus AVASoft Professional Antivirus, fate attenzione. non cliccate su nessun messaggio e non proseguite oltre; si tratta infatti di un falso antivirus (ma di un vero malware!) che bloccherà l’esecuzione dei vari software compresi gli antivirus in maniera tale da non essere individuato. La schermata mostrata dal falso antivirus è ben studiata e simile a quella di un verso software antivirus, per cui è facile lasciarsi ingannare.

Come rimuovere manualmente “AVASoft Professional antivirus”

Bastano poche operazioni per rimuovere il software in questione. ovviamente occorre lavorare su un sistema pulito, per cui consiglio di spegnere il PC (anche in maniera forzata premendo il pulsante di avvio )e poi far ripartire il sistema con un boot-cd Linux

questi sono i file di AVASoft Antivirus Professional che occorre cancellare:
%Desktopdir%\AVASoft Antivirus Professional.lnk
%Programs%\AVASoft Antivirus Professional\AVASoft Antivirus Professional.lnk
%AppData%\[random]\[random].exe

Personalmente ho avviato il sistema con un boot-cd Linux, montando il filesystem Windows dopo aver individuato la partizione relativa a questo O.S.  e procedendo poi a cancellare i file.

Per individuare la random directory in %AppData% è bastato visualizzare con il comando strings   il file AVASoft Antivirus Professional.lnk presente sul desktop , individuando al suo interno il percorso del file .exe

Eseguendo strings sul file in questione ho individuato la stringa “C:\ProgramData\9264BB9A4ED1DBDC00009264293AE097\9264BB9A4ED1DBDC00009264293AE097.exe ”

Le voci  da eliminare nel registro di Windows sono invece:
HKCU\Software\Microsoft\Windows\CurrentVersion\RunOnce\[random] %AppData%\[random]\[random].exe
HKCU\Software\Microsoft\Windows\CurrentVersion\Uninstall\AVASoft Antivirus Professional
HKCU\Software\Microsoft\Windows\CurrentVersion\Uninstall\AVASoft Antivirus Professional\DisplayIcon %AppData%\[random]\[random].exe,0
HKCU\Software\Microsoft\Windows\CurrentVersion\Uninstall\AVASoft Antivirus Professional\DisplayName AVASoft Antivirus Professional
HKCU\Software\Microsoft\Windows\CurrentVersion\Uninstall\AVASoft Antivirus Professional\ShortcutPath “%AppData%\[random]\[random].exe” -u
HKCU\Software\Microsoft\Windows\CurrentVersion\Uninstall\AVASoft Antivirus Professional\UninstallString “%AppData%\[random]\[random].exe” -u

Qualora si volesse lavorare sul sistema windows, potrà essere utile questa guida che indica come bloccare il processo relativo al falso antivirus e poi procedere alla rimozione dei file

consolidated.db : l’ iPhone tiene traccia dei tuoi spostamenti

E’ sicuramente il file più famoso del momento, forse è così ricercato perchè permette di scoprire tutti i posti dove siamo stati e sopratutto quando ci siamo stati. Questo file si trova proprio sotto i nostri occhi, anzi appunto, si trova sempre con noi, ogni volta che ci portiamo dietro l’iPhone e se analizzato tramite appositi tool (reperibili  gratuitamente online) permette di visualizzare (anche su google maps) una mappa dei posti che abbiamo visitato, con relativo timestamp.

Le informazioni di posizionepresenti nel file consolidated.db forniscono,come detto, sia  latitudine e  longitudine (in maniera  meno precisa rispetto ad un sistema GPS) che timestamp e sono probabilmente ottenute tramite una triangolazione tra celle della rete di telefonia cellulare.

Il pericolo è che il file in questione (che viene memorizzato nei backup fatti tramiteiTunes, spesso memorizzati su partizioni in chiaro nel PC) possa finire in mano a terzi e quindi mettere a rischio la vostra privacy

Soluzione: usare la funzione di “encrypt iPhone backup” su iTunes, in maniera tale da mettere il nostro backup (e il prezioso file consolidated.db ) al riparo da sguardi indiscreti, oppure prendere l’abitudine di conservare backup e informazioni riservate su partizioni cifrate ad esempio con Truecrypt . Pare che il nuovo aggiornamento di iOS (disponibile da pochi giorni) sia in grado di risolvere il problema limitando il periodo di conservazione di consolidated.db ; non mancano inoltre applicazioni per risolvere il problema eliminando il file in questione

 

 

 

Grande successo per Ascoli2.0

Con oltre 500 presenze complessive nei tre giorni della manifestazione (conclusasi Sabato 9 Ottobre con APCamp2010 ) possiamo sicuramente parlare di un grande successo per questo evento dedicato al Web2.0.

Al di là dei numeri, quello che ha fatto piacere a me e agli altri organizzatori è stata la presenza di un pubblico attento e qualificato (alcune persone sono venute addirittura da altre regioni!), alcuni docenti ci hanno contattato nei giorni precedenti l’evento per chiedere di poter portare le loro classi, molti imprenditori presenti si sono complimentati con noi. Diversi portali hanno parlato dell’evento ( tra cui il portale Working Capital di Telecom Italia e l’inserto Nova del Sole24Ore , la lista completa è qui )

E’ stata sicuramente la prova che offrire contenuti di qualità ed interessanti è stata la scelta vincente; sopratutto abbiamo permesso ai partecipanti di capire cosa è questo Web2.0 di cui si parla tanto (spesso anche in modo superficiale) e quali opportunità può offrire.

Abbiamo fatto capire (o almeno ci abbiamo provato, speriamo che il messaggio sia passato!) che il web2.0 non è la bacchetta magica in grado di rilanciare una azienda in crisi. Se non ci sono idee, progetti validi, contenuti interessanti, il web2.0 non farà nessun miracolo.

Ascoli2.0 è stato sopratutto un momento di confronto, di scambio di idee; una sorta di banco di prova per nuovi progetti, che nei prossimi mesi verranno sviluppati. Ora si comincia a  lavorare sul serio!

(i guru del Web2.0 alle prese con la preparazione delle Olive ascolane..anche questo è Ascoli2.0 )

Informatica forense: ne parlo con gli studenti di Unicam

L’informatica forense è stata scoperta dal grande pubblico italiano in questi ultimi tempi, a causa, purtroppo, di episodi di cronaca nera a cui i media nazionali hanno dato risalto.

Oltre a questi episodi, ogni giorno avvengono, tramite strumenti informatici, attività commerciali e finanziarie, non sempre lecite; l’elemento che accomuna tutte queste situazioni è la presenza di dati informatici, che utilizzati in un processo giudiziario possono contribuire a far luce su quanto accaduto.

La figura del consulente tecnico specializzato in informatica diventa un supporto di importanza fondamentale per cui il  perito forense specializzato in informatica dovrà, a seconda delle situazioni, capire come procedere per individuare i dati tra la mole di informazioni contenute nel supporto, recuperarli, catalogarli ed infine presentarli.

Un lavoro di analisi che non può essere improvvisato e che richiede studio e aggiornamento.; una conoscenza approfondita di hardware e software e anche intuito.

Di questo ho parlato, nei giorni scorsi, durante un incontro organizzato dal docente, con gli studenti del corso di informatica nella sede ascolana di Unicam.