In tanti anni di consulenza ho visto sale server utilizzate per gli scopi più assurdi (a volte l’uso come sale server era quasi secondario!), in alcuni casi vi ho trovato mobili d’ufficio smontati ed accatastati in un angolo, qualche volta ho visto dipendenti che utilizzavano la sala server per tenere al fresco bibite e pasticcini per un rinfresco tra colleghi (e pensare che lo avevo suggerito io, per scherzare!), io stesso ammetto, in una torrida estate di qualche anno fa, di aver traslocato la mia scrivania dentro la sala server per stare al fresco e tenere al fresco la bottiglia d’acqua; ma sicuramente immaginare una sala server come un luogo dove amoreggiare è una cosa che non avevo mai pensato (anche perche’ di solito nelle sale server c’è un impianto di videosorveglianza)
Proprio per questo motivo anni fa, rimaso sconcertato vedendo scritta (con lo spray) su un muro del corridoio la scritta “S. scopa in sala server” . Si trattava di un corridoio di una struttura pubblica e quindi immagino che non sia stato mai trovato un colpevole (visto il via vai di persone), tuttavia sul momento ingenuamente pensai che fosse un invito al personaggio in questione a pulire in sala server perchè magari qualche dirigente maniaco della pulizia la ritenesse sporca.
Poi un dipendente della struttura mi spiegò che si vociferava di alcune tresche (storiacce!) appunto tra il famigerato S. e una sua collega.
Certo pero’ che utilizzare la sala server in questo modo non è il massimo, considerando la temperatura che dovrebbe essere attorno ai 18-20 gradi !
Parlando con altri consulenti IT o impiegati dei CED vi sarà sicuramente capitato di sentire le storie più assurde: un amico una volta mi raccontò di aver lavorato in una sala server (un sottoscala!) non protetto da UPS, dove i server più volte al giorno dovevano essere riavviati perche’ andava via la luce ogni volta che i muratori accendevano la mola.
La stessa persona, quando andai in visita nella sua azienda e feci notare che i server erano impolverati, mi spiego’ che quando avevano messo in piedi la sala server, c’erano ancora gli operai che stavano lavorando con il cartongesso …e quindi la polvere era finita persino nel lettore CD dei server (che infatti aveva problemi a leggere i CD !)
Ma la cosa piu’ incredibile è stato, parlando con alcuni amici informatici, scoprire che le sale server si allagano con una frequenza tale..che neppure a farlo apposta.
Ricordo una volta un armadio di rete in un’azienda, che era stato montato nei pressi della zona di giunzione tra due capannoni; ogni volta che pioveva, a causa di alcuni problemi nell’isolamento del tetto, si poteva vedere una vera e propria cascata d’acqua che scendeva dal sottotetto , colando sulla colonna affianco all’armadio di rete (in cui ci sono apparati di rete collegati alla tensione a 220V, ricordiamolo) e allagando l’intera area uffici.
Il caso più eclatante è stato vedere una sala server allagata (pochi centimetri d’acqua sul pavimento..per fortuna i server erano ben rialzati da terra) a causa di un WC nelle immediate vicinanze.
Nell’area del CED infatti, la sala server era stata realizzata accanto ad un bagno e probabilmente il pavimento aveva una lieve pendenza; fatto sta che ogni volta che c’erano problemi con le fogne, il water traboccava (per ovvi potivi idraulici!); sfortuna volle che tutto cio’ avvenne durante un periodo di assenza degli uomini del CED, per cui solo al ritorno dalle ferie i malcapitati entrati nell’ufficio scoprirono (anche dall’odore non troppo gradevole) che parte del locale e la sala server erano allagati.
Se anche nelle sale server delle vostre aziende sono successe cose simili.. commentate!
La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stato scoprire che una ditta esterna che cura l’assistenza sul database aziendale non aveva inserito la password per un utente:l’amministratore.
La cosa, che già di per se è un reato, chiaramente agli occhi di un non addetto ai lavori potrebbe sembrare una semplice dimenticanza; per un informatico, un errore simile significa esporre l’azienda a perdite di dati e/o furto d’informazioni (scegliete voi quale è piu’ grave tra le due cose).
Parlando, tempo addietro, di questa vicenda con degli amici, anche loro impegnati nella consulenza informatica (e che, come il sottoscritto ne vedono e ne sentono di tutti i colori) è nata l’idea di creare in questo blog un angolo dedicato alle “perle” o meglio alle storie (reali), storielle e storiacce che accadono in aziende ed enti dove abbiamo avuto modo di lavorare.
Chi volesse contribuire segnalando diverbi con gli utenti (utonti?) del proprio sistema informatico o disavventure varie puo’ commentare i vari articoli !
“…L’uso di Internet non ha cambiato solo il modo di comunicare, ma la comunicazione in se stessa: si è di fronte ad una trasformazione culturale, nascono quindi nuove opportunità di stabilire relazione e costruire comunione”
Si apre con questa riflessione il messaggio del Santo Padre in occasione della 45esima Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali: ennesima dimostrazione di una Chiesa che di fronte ai nuovi media è sempre attenta a porre l’accento su come utilizzare questi nuovi strumenti per il bene integrale della persona e dell’umanità intera.
Se per la società attuale infatti la ricerca sui nuovi media è finalizzata a come utilizzarli per interessi commerciali, il Santo Padre, nella sua analisi mette in luce come potenzialmente Internet possa contribuire, se saggiamente utilizzata, <<a soddisfare il desiderio di senso, di verità e di unità che rimane l’aspirazione più profonda dell’essere umano. >>
L’esperienza della navigazione in Rete, coinvolge fortemente l’animo umano, si pensi ad esempio ai social network (ambienti virtuali in cui più persone, sopratutto ragazzi e giovani, possono interagire comunicando i propri pensieri e stati d’animo) tuttavia, prosegue il Papa nel suo messaggio, << ci si scontra con le limitazioni tipiche della comunicazione digitale: la parzialità dell’interazione,la tendenza a comunicare solo alcune parti del proprio mondo interiore, il rischio di cadere in una sorta di costruzione dell’immagine di sé, che può indulgere all’autocompiacimento. >>
Naturale conseguenza di questi comportamenti è il rischio di non riuscire piu’ a riconoscere il proprio prossimo nel quotidiano e di essere meno aperti verso l’altro nella vita reale; occorre dunque prestare attenzione continua per stabilire con l’ altro legami profondi, preferendo al contatto virtuale quello reale.
Non può mancare, nel messaggio del Papa, un riferimento a come annunciare il Vangelo, nel mondo digitale: annuncio che non si deve ridurre al solo inserimento di contenuti religiosi negli spazi di discussione di Internet, ma che passa attraverso una testimonianza di vita cristiana a cui ognuno, anche quando dialoga sul web con altre persone è chiamato. Una testimonianza “virtuale” che chiaramente deve essere coerente con l’esperienza di fede che si vive nella quotidianità.
Invito tutti voi a leggere il messaggio completo, sul sito www.vatican.va all’interno dell’area dedicata ai messaggi dell’attuale pontefice.
Dal 1 gennaio 2011, come saprete, è finito in soffitta (ad eccezione del comma 1) l’articolo 7 del decreto Pisanu con grande gioia tra gli utenti che non dovranno più consegnare documenti per avere l’accesso wifi in locali e tra gli esercenti che non dovranno più fotocopiare patenti e carte d’identità.
Gioia probabilmente anche tra coloro (e certamente non sono pochi purtroppo!) che utilizzano la rete per commettere reati; se fino a poco tempo fa, andare alla ricerca di reti WIFI aperte (il cosidetto wardriving) non dava grandi risultati, ora, sull’entusiamo della “Pisanu free”, più di qualche gestore di locali, sicuramente in buona fede, ha pensato di togliere password, cifratura e quant’altro al proprio hotspot WIFI.
Il risultato è che chiaramente il primo passante, senza lasciare traccia alcuna, potrebbe usare la connessione WIFI di un locale, per compiere reati su internet.Pensate al semplice download di software illegalmente, per non parlare della diffusione di virus, di tentativi di accesso illegale a siti o server esterni.. ovviamente lasciando sempre come unica traccia l’ IP associato al locale che fornisce l’accesso ad iternet.
Fantasia? provate ad andare in giro per locali con il vostro netbook acceso o con uno smartphone..alla ricerca di connessioni WIFI libere
Quali possibili soluzioni possono permettere di identificare chi utilizza illegalmente una connessione internet pubblica e mettere al riparo il gestore di un locale da grane?
Il decreto Ministero dell’ Interno del 16 agosto 2005 (Misure di preventiva acquisizione di dati anagrafici dei soggetti che utilizzano postazioni pubbliche non vigilate per comunicazioni telematiche ovvero punti di accesso ad Internet utilizzando tecnologia senza fili, ai sensi dell’articolo 7, comma 4, del decreto-legge 27 luglio 2005, n. 144, convertito, con modificazioni, dalla legge 31 luglio 2005, n. 155. (GU n. 190 del 17-8-2005)
a tal proposito precisa alcuni obblighi per titolari e gestori di locali e strutture che forniscono accesso alla rete al pubblico,in particolare:
a) adottare le misure fisiche o tecnologiche occorrenti per impedire l’accesso agli apparecchi terminali a persone che non siano preventivamente identificate con le modalita’ di cui alla lettera b);
[...]
c) adottare le misure di cui all’art. 2, occorrenti per il monitoraggio delle attivita’;
Se ne desume che il gestore/titolare del locale ha tutto l’interesse a utilizzare una piattaforma che, in modo conforme alla legge, possa gestire i log di accesso alla connessione internet fornita agli utenti e limitare l’accesso a servizi potenzialmente illegali ad esempio bloccando tramite firewall o proxy i servizi peer to peer o che presentano contenuti non adatti a minori (tra l’altro, non dimentichiamo che tra i clienti del locale che utilizzano il WIFI potrebbero esserci anche minori).
Insomma, bene il WIFI libero, ma, in attesa anche di conoscere i nuovi regolamenti in materia di collegamenti senza fili, è bene utilizzare tutte le soluzioni tecniche che possano garantire una navigazione realmente sicura agli utenti (ed evitare grane a chi fornisce il servizio!).
Ah, dimenticavo un piccolo dettaglio: il wireless “libero” molto spesso viene gestito nei locali , disattivando ogni impostazione riguardante la crittografia e disattivando quindi la password WEP o WPA2. In altre parole, significa che le comunicazioni tra il vostro dispositivo senza fili e l’access point wifi installato nel locale non sono protette contro tentativi di sniffing.
In poche parole, meglio non usare il WIFI nei luoghi pubblici per accedere a dati riservati, posta elettronica o account sui social network..
Siamo talmente assuefatti da Facebook che spesso basta un malfunzionamento di qualche minuto de famoso social network per farci prendere dal panico.
Esagerazione o no, è pur vero che molti dei nostri ricordi, foto, pensieri li abbiamo (anzi, li avete) affidati a Facebook e quindi vale la pena, tenerne una copia di sicurezza sul nostro PC per evitare di perderli qualora il nostro account venisse messo fuori uso involontariamente.
Il team di Facebook permette di ricevere un backup dei propri dati (foto, contatti, messaggi di stato..) utilizzando la procedura presente sul menù Account -> Impostazioni Account -> Scarica le tue informazioni .
a questo punto cliccate su “maggiori informazioni” per accedere alla pagina da cui è possibile attivare la procedura di backup
Si dice spesso che “nel bene o nel male, l’importante è parlarne e forse qualche pubblicitario ha preso sul serio questa frase.
L’idea di scrivere questo post è nata dopo aver letto un interessante articolo in cui si analizza la campagna pubblicitaria (a mio parere divertente ed efficace) di una azienda di arredamenti.
Giustamente l’autore si interroga su varie campagne pubblicitarie basate non sulla promozione del prodotto esaltandone le peculiarità, bensì su immagini a volte crude che mirano ad legare il brand aziendale ad una emozione forte, non necessariamente positiva ma che comunque coinvolga l’utente (anche suscitando paura, ribrezzo o angoscia se necessario).
Realmente è utile fare pubblicità di questo tipo?
Con il Web2.0 abbiamo la possibilità di coinvolgere l’utente e dargli la possibilità di esprimere un parere sul nostro prodotto. Una campagna basata sul “nel bene o nel male, basta che se ne parli” puo’ avere successo (ma ne dubito!) sui media tradizionali, ma probabilmente provocherebbe reazioni furiose se proposta sui social media, sintomo chiaramente che qualcosa non ha funzionato…e che ovviamente è troppo tardi per correggere il tiro.
Veramente è dunque importante parlare di un prodotto, anche parlandone male? O forse invece conviene abituarci a studiare campagne promozionali basate su valori positivi e sull’user experience piuttosto che su scandali, gossip, scene cruente e mettere in un angolino il logo dell’azienda?
Per tornare all’articolo ispiratore di questo post, a me sinceramente quel manifesto piace :divertente, con quello slang “romanesco” che sempre ispira simpatia e che ci ricorda il tormentone estivo del “calippo e na bira” .
Sarà forse un altro esempio forse di una dizione poco curata, ma ricordiamo che il video delle ragazze di Ostia è stato l’esempio più clamoroso di viral video all’italiana dell’estate 2010.
Forse tutto sommato i pubblicitari che hanno curato la campagna promozionale di questa ditta di arredamenti sono stati piu’ attenti di quello che a prima vista potrebbe sembrare.
La domanda mi è stata posta dagli studenti di un mio corso: come scegliere l’hosting giusto?
Il problema è antico tanto quanto Internet: a chi affidare il mio sito web? Chi è più affidabile? Chi offre un rapporto servizio/prezzo ottimale?
Diciamolo subito: la soluzione al problema non è unica! Ovvero esistono diverse possibili soluzioni di hosting ugualmente valide, vedremo quindi alcuni parametri che vale la pena prendere in considerazione.
fisicamente dove?
Cercate di capire dove sono fisicamente dislocati i server del fornitore di spazio web che avete individuato. Un server oltreoceano potrebbe comportare tempi di accesso più lunghi alle vostre pagine; è chiaro che stiamo parlando di pochi millisecondi, ma il ritardo diventa in alcuni casi percepibile e fastidioso. Esistono vari provider che offrono spazi web su macchine residenti su territorio europeo.
quanta banda?
Scegliere un fornitore servizi web che garantisca adeguata banda trasmissiva e capacità di elaborazione (server performanti in grado di gestire un numero adeguato di richieste anche in contemporanea!); guardate bene i numeri: in alcuni casi vengono imposte delle limitazioni sul traffico mensile; valutate quindi in tal caso se il flusso di dati generato mensilmente dal vostro sito è tale da poter creare problemi.
lo spazio non basta mai
Lo spazio web illimitato è un concetto che nella realtà non esiste, comunque per sicurezza, se avete in mente un progetto che rischia di occupare molto spazio sul vostro server web, potrebbe essere il caso di orientarsi verso fornitori di spazio che concedono una quantità di svariati Gb ( “infiniti”) agli utenti. Esistono hosting web economici che partono da poche decine di Mb di spazio (qualcuno 500 Mb, alcuni addirittura 25 Mb ), personalmente sconsiglio di scegliere spazi cosi’ “striminziti” perchè dopo pochi mesi dall’inizio del progetto potremmo accorgerci che lo spazio a disposizione sta per terminare (e non tutti i fornitori di hosting web consentono di fare l’upgrade dello spazio web!)
backup e ridondanza sistemi
Il caso Tophost insegna: fate spesso un backup sul vostro pc, dei dati del vostro sito! Potete usare i plugin che alcuni cms mettono a disposizione oppure (o meglio assieme) agli strumenti di backup/recover messi a disposizione dal vostro fornitore (a volte occorre acquistare tale servizio a parte)
E’ chiaro che se il vostro fornitore di hosting web tra le caratteristiche del servizio fornito vi avvisa che non vengono fatti i backup almeno settimanalmente delle configurazioni dei server e degli spazi web, conviene iniziare a pensare a qualche altro provider
helpdesk
Scegliere un fornitore che garantisca assistenza continua sui server, aggiornando software e hardware e fornendo Help Desk in modo efficiente (e rapido!) ad utenti. Se vedete che sui forum di internet più di un utente si lamenta per il servizio poco professionale dell’helpdesk, potete trarre le vostre conseguenze.
posso usare il mio CMS preferito?
Ogni fornitore di hosting imposta i suoi server con diverse configurazioni, per garantire particolari livelli di sicurezza. Di contro questo potrebbe causare l’impossibilità di installare (o di far funzionare correttamente) un certo script web o cms. Meglio spulciare tra i forum per scoprire se l’hosting del provider prescelto consente di usare il CMS che abbiamo individuato per gestireil sito
quale interfaccia web uso per amministrare il sito ?
Sicuramente non è il parametro piu’ importante per scegliere un fornitore di spazio web, pero’ anche l’interfaccia web più o meno completa/semplice da utilizzare puo’ essere un elemento da valutare nella scelta.
ok,il prezzo è giusto!
Metto questo parametro per ultimo, proprio perche’ penso che troppo spesso sia il prezzo l’unico criterio di scelta per individuare un hosting..e spesso le conseguenze si vedono, ahimè!
Meglio spendere qualche decina di euro annui in più e garantire al nostro sito uno spazio web affidabile, oppure risparmiare per poi trovarsi con un sito che magari rimane irragiungibile per ore a causa di qualche guasto ai server del provider ? Poi al vostro cliente chi avrà il coraggio di spiegare che per risparmiare pochi euro avete messo il suo prezioso sito aziendale (e la sua immagine!) nelle mani di un fornitore web improvvisato? La figuraccia non la fa solo il vostro cliente, ma anche voi.
Se siete curiosi poi di scoprire come è strutturato un datacenter, ecco un video che vi potrà chiarirvi i dubbi:
Con oltre 500 presenze complessive nei tre giorni della manifestazione (conclusasi Sabato 9 Ottobre con APCamp2010 ) possiamo sicuramente parlare di un grande successo per questo evento dedicato al Web2.0.
Al di là dei numeri, quello che ha fatto piacere a me e agli altri organizzatori è stata la presenza di un pubblico attento e qualificato (alcune persone sono venute addirittura da altre regioni!), alcuni docenti ci hanno contattato nei giorni precedenti l’evento per chiedere di poter portare le loro classi, molti imprenditori presenti si sono complimentati con noi. Diversi portali hanno parlato dell’evento ( tra cui il portale Working Capital di Telecom Italia e l’inserto Nova del Sole24Ore , la lista completa è qui )
E’ stata sicuramente la prova che offrire contenuti di qualità ed interessanti è stata la scelta vincente; sopratutto abbiamo permesso ai partecipanti di capire cosa è questo Web2.0 di cui si parla tanto (spesso anche in modo superficiale) e quali opportunità può offrire.
Abbiamo fatto capire (o almeno ci abbiamo provato, speriamo che il messaggio sia passato!) che il web2.0 non è la bacchetta magica in grado di rilanciare una azienda in crisi. Se non ci sono idee, progetti validi, contenuti interessanti, il web2.0 non farà nessun miracolo.
Ascoli2.0 è stato sopratutto un momento di confronto, di scambio di idee; una sorta di banco di prova per nuovi progetti, che nei prossimi mesi verranno sviluppati. Ora si comincia a lavorare sul serio!
(i guru del Web2.0 alle prese con la preparazione delle Olive ascolane..anche questo è Ascoli2.0 )