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Media education: ne abbiamo discusso a Grottammare

E’ stato un momento piacevole e ricco di spunti interessanti, quello organizzato da MED Media education e Radio Incredibile a Grottammare (AP) nel pomeriggio di sabato 21 Maggio: un’ occasione per poter parlare di educazione ai media (e quindi anche di educazione con i media ) e ribadire la necessità di una collaborazione tra le varie agenzie educative, su queste tematiche.

Interessanti gli interventi del rappresentante del CoreCom delle Marche, del giornalista RAI Varagona e del prof. Di Mele dell’associazione MED che hanno appunto ricordato che l’educazione ai media è fondamentale per la formazione dell’intera persona e per sviluppare coscienza critica nell’uso delle nuove tecnologie in maniera da poter vivere pienamente l’esistenza reale piuttosto che farsi intrappolare da una vita digitalizzata.

Ugualmente interessanti le esperienze presentate dagli altri relatori che hanno illustrato vari progetti legati alla media education (a proposito, “media” si legge come si scrive, essendo una parola latina, poi ripresa dall’inglese) che hanno avuto un buon riscontro nelle comunità a cui sono stati proposti.

Possiamo dire, senza scadere troppo nella retorica, che sono state gettate le basi per creare una rete di media educator e sicuramente i frutti di questo lavoro, in cui tecnologia, pedagogia e molta buona volontà si fondono, li vedremo tra non troppo tempo.

 

Come fare Media Education in classe

Faremedia education, non significa solo lavorare con un mezzo nuovo, bensì entrare dentro al sistema dei media per poterne cogliere gli aspetti culturali, sociali e formativi.

In un sistema come quello scolastico, l’introduzione della media education parte dalla considerazione del fatto che i media, oggi, fanno parte dellesperienza dei ragazzi e occupano gran parte della vita di adolescenti e ragazzi, danno spazio alle loro fantasie, sollecitano le loro emozioni più profonde, impongono stili di vita; chi si occupa di educazione non può dunque trascurare il ruolo dei media nella formazione della coscienza dei discenti.

Secondo la definizione che ne dà Pier Cesare Rivoltella, i media possono e devono diventare una risorsa per l’intervento formativo e le leggi in materia scolastica degli ultimi anni hanno offerto le prime indicazioni per lo sviluppo di un curriculo trasversale di educazione ai media.

Un intervento di media education deve avere una progettualità educativa condivisa: elaborare percorsi formativi che permettano ai ragazzi di diventare utilizzatori responsabili e consapevoli dei media, in grado di potersi esprimere in modo creativo attraverso di essi e di utilizzarli per risolvere nuove problematiche.

Le strategie da utilizzare in tali azioni sono quelle centrate sull’esperienza dei ragazzi:attività di ricerca esplorativa per scoperta e momenti di discussione e confronto tra pari, ricorrendo anche all

apprendimento cooperativo (il tanto discusso “cooperative learning”).

A tali azioni va affiancata una esperienza attiva, ad esempio un’attività di progettazione e realizzazione di un prodotto,ad esempio un ipertesto, untelegiornale d’istitutoo altro prodotto multimediale, che possa permettere ai ragazzi di usare i media in modo creativo.

Introdurre l’educazione ai media a scuola edunque un processo che richiede particolare attenzione affinchè sia possibile far interagire la cultura tradizionale scolastica (basata sull’analisi, la logica sequenziale, il rapporto prima-dopo) con il mondo dei media, dove invece le informazioni sono fatte da frammenti, si basano sultutto e subitoe sono emozionalmente coinvolgenti.

Media in famiglia: come usarli correttamente

Nella famiglia moderna,centro e cuore della civiltà dell’amore” (cosila defini Giovanni Paolo II nellaLettera alle famigliedel 1999) un utilizzo corretto dei mezzi di comunicazione puofavorire ancora di più la crescita delle persone che la compongono, allo stesso modo perooccorre far notare un utilizzo errato dei media rischia di isolare i suoi membri, fino a contrapporli.

Non etroppo distante dalla realtà, purtroppo, immaginare una situazione in cui il padre totalmente immerso nella lettura del giornale e la madre totalmente rapita dai reality televisivi trascurano il dialogo con i propri figli, i quali dal canto loro passano le giornate nella propria cameretta a guardare talk show in TV o chattare in Internet.

In una circostanza simile neppure gli unici momenti in cui la famiglia eriunita, attorno alla tavola, diventano momento di dialogo, a causa del sottofondo di telegiornali o musica alla radio che di fatto impediscono la conversazione.

Questa situazione è un esempio di utilizzo distorto dei media in famiglia; anzicheutilizzare questi strumenti per favorire una condivisione di esperienze all’interno del nucleo familiare si assiste ad una frammentazione della vita domestica; la comunità d’amore di cui si parlava sopra non viene favorita poichei media vengono usati in maniera individualistica.

Per evitare questo pericolo, il primo passo equello di non tenere in camera TV o computer disponendoli invece in un locale centrale della casa, in modo che anche la navigazione su Internet o la visione di un programma televisivo non siano esperienza individuale, ma momento di confronto e discussione per tutta la famiglia: in questo modo i genitori possono guidare i piupiccoli nella navigazione online e nella formazione di uno spirito critico nell’uso della TV.

Allo stesso modo, sarebbe da evitare l’uso di PC e TV nelle ore pomeridiane dedicate allo studio: erroneamente molti ragazzi studiano con la TV accesa, il PC connesso a qualche chat di Internet e magari il telefonino sottomano per poter messaggiare con gli amici; nulla di piusbagliato:sono tutti elementi di disturbo che diminuiscono la concentrazione durante lo studio.

Infine non dimentichiamo che devono essere i genitori a dare il buon esempio, spegnendo la TV,la radio o il PC qualche volta, per dedicare tempo a parlare con i propri figli.