Cybersecurity: la mancanza di sicurezza costa 10 miliardi alle aziende italiane

Oltre un miliardo di persone, nel 2017 sono state vittime di crimini informatici, con danni per oltre 500 miliardi di dollari : sono queste alcune delle cifre, decisamente preoccupanti, riportate nel Rapporto 2018 dell’associazione Clusit, che da anni si occupa di diffondere la cultura della sicurezza informatica in Italia: tema che solamente negli ultimi tempi, grazie al clamore del fenomeno Industria 4.0 (di cui la cybersecurity è uno degli aspetti chiave) ha iniziato ad essere considerato da molti  imprenditori.

Il documento,   disponibile  sul sito www.clusit.it , ha svelato dati decisamente allarmanti riguardo ai cyber crimini commessi nel 2017: rispetto al 2011 c’è stata una crescita del 240% degli attacchi informatici (l’aumento è del 7% rispetto al 2016), con interferenze anche nella geopolitica e nella finanza.

Non stiamo parlando quindi solo delle comuni frodi informatiche che giornalmente riguardano i nostri PC domestici (si pensi alle email di phishing o agli allegati malevoli che ci giungono via email ogni giorno), ma sopratutto di attacchi ben più complessi, mirati a creare danni (furto di dati, sabotaggio dei sistemi informatici,estorsione) a  PMI , grandi aziende o alle strutture strategiche di intere nazioni (comprese le strutture sanitarie). Le attività di cyber crimine nel 2017, svela il Clusit, hanno creato danni al nostro Paese, nell’anno 2016, per una cifra (10 miliardi di euro ) che è dieci volte superiore agli investimenti fatti in materia di sicurezza informatica; ne risulta quindi che gli sforzi messi in atto sino ad ora sono insufficienti.

Rispetto al 2016, sono cresciuti gli attacchi ad istituzioni ed aziende nel campo della ricerca e dell’ istruzione (+29%) , ad imprese nel campo finanziari e banche (+11%) , a soggetti che operano nel campo della salute (+10%) e ad imprese nel campo software/hardware (+21%) ; in sostanza in quasi tutti i settori produttivi, si sono riscontrati aumenti degli attacchi informatici, conferma che quando si parla di cybersecurity nessuno può ignorare l’argomento).

Per quanto riguarda le tecniche utilizzate, la maggior parte dei cyber-attacchi (circa il 68%) è stata realizzata con metodi “classici” come DDOS, SQLi , phishing e malware ; gli attacchi a dispositivi mobili tramite malware specifico rappresentano il 20% del malware totale.

I dati   sul cybercrimine diffusi  dal Clusit per il 2017 non sono affatto confortanti, ma servono a mettere in evidenza come, nella società di oggi, in cui sistemi come il cloud, gli smartphone o i social sono quotidianamente utilizzati da imprese, istituzioni e cittadini, sia importante la diffusione di buone pratiche di sicurezza informatica, non solo per evitare che qualcuno possa attaccare i nostri dispositivi personali (si pensi non solo al Pc domestico o allo smartphone ma anche agli impianti domotici e ai dispositivi che compongono la “Internet of Things”) , ma sopratutto per ridurre il rischio che aziende o servizi vitali per la collettività (pensiamo ad esempio alla sanità , ai servizi erogati tramite internet dalla P.A, ai sistemi di telecomunicazione o al controllo aereo ) possano essere danneggiati da attacchi informatici. Insomma è il momento di iniziare a vedere la sicurezza informatica come un processo che coinvolge non solo le singole organizzazioni ma l’intera collettività, nessun imprenditore (o dirigente di una P.A.) o cittadino, può più permettersi di ignorare la cybersecurity ed affermare <<ma tanto fino ad ora non mi è successo nulla!>>

Perdere foto dello smartphone provoca stress

Oltre il 70% degli utenti intervistati da una nota azienda informatica, teme che un attacco informatico possa danneggiare il proprio PC o il proprio smartphone causando perdita di dati , in particolare di foto e documenti importanti.

Allo stesso tempo, l’indagine rivela che la paura di perdere le foto scattate con lo smartphone è una fonte di stress maggiore della fine di una storia sentimentale o di un incidente automobilistico non grave. Secondo Kaspersky Lab , solo la malattia di un familiare peserebbe di più, per gli intervistati (oltre 16mila , dai 16 anni in su , provenienti da 17 paesi del globo) rispetto alla perdita della propria “memoria” digitale. Paradossalmente nonostante il rischio di perdere foto e dati sia concreto, circa la metà degli utenti non utilizza misure di sicurezza basilari come il PIN o una password;il primo consiglio per salvaguardare i dati è quindi quello di provvedere a configurare una password efficace sui propri dispositivi informatici, il secondo consiglio è quello di installare un software per prevenire attacchi di virus, malware e hacker. Spesso è la disattenzione a causare la perdita di dati: il 19% degli intervistati ha affermato di aver perso documenti in seguito a causa della propria disattenzione, il 23% a causa di danneggiamento del dispositivo.

Le foto e i video sono le informazioni personali considerate più preziose dagli utenti, circa il 44% di loro ha dichiarato di aver perso questo tipo di dati archiviati su smartphone, il 30% su tablet e il 37% su PC. L’89% salva sul computer tutte le foto che scatta, l’86% sul telefonino e il 59% su tablet; la soluzione più semplice per prevenire possibili perdite di dati è sicuramente quella di fare un backup su cloud. A questo scopo, siti come Google permettono gratuitamente di salvare online periodicamente i dati presenti su smartphone o su PC ,in maniera automatizzata (entro un limite massimo di alcuni Gb di dati) , soluzioni simili vengono fornite agli utenti da alcune aziende produttrici di smartphone che consentono agli utenti di salvare sui propri sistemi i dati custoditi nei cellulari (non solo foto, ma anche la rubrica telefonica), per chi invece volesse fare un backup sul proprio computer, basterà utilizzare i software disponibili sul sito del produttore del proprio dispositivo mobile.

Il Malware WannaCry infetta PC in oltre cento paesi

La nuova minaccia informatica globale si chiama WannaCry ed ha già raggiunto i computer di oltre cento paesi diversi. Alcune semplici regole per prevenire problemi al proprio PC

Si chiama WannaCry, è un pericoloso software malevolo ed in questi ultimi giorni il suo nome è apparso sulle prime pagine dei quotidiani di tutto il mondo. Si tratta di un malware (software creato per danneggiare i computer su cui viene eseguito) o meglio di un ransomware: software che infetta i computer occultando i dati degli utenti in maniera tale da obbligarli a versare un riscatto per ottenere il codice necessario per recuperare i dati.

L’attacco sfrutta una falla di sicurezza di alcune versioni di Windows; andando a colpire quei computer che non sono stati aggiornati nelle ultime settimane (il software in grado di correggere il problema è stato rilasciato infatti a Marzo, ma spesso gli aggiornamenti di sicurezza automatici non vengono attivati dagli utenti..a proposito, voi avete aggiornato il vostro sistema!?). La disattenzione può però costare cara: il riscatto da pagare (NB: operazione sconsigliata da alcuni siti!) se si viene colpiti da WannaCry può arrivare a 500 dollari (da versare online entro poche ore dal contagio); si stima che nel portafogli virtuale dell’autore del malware siano già finiti circa 100.000 dollari (cifra in fondo assai modesta), con oltre 200.000 computer infettati.

L’epidemia informatica ha subito scatenato rumors sui presunti autori: chi ha affermato che si trattasse di un malware diffuso da enti governativi per spiare gli utenti, chi ha scomodato addirittura organizzazioni terroristiche o potenze asiatiche. La realtà è ben diversa: si tratta infatti  di un’infezione che si è diffusa velocemente poiché sfrutta una vulnerabilità che era stata sottovalutata da molti nonostante in rete fosse disponibile una patch (software in grado di annullare i pericoli di infezione ) da oltre due mesi. In internet intanto si iniziano a diffondere le prime versioni di software in grado di recuperare i dati dai PC infetti senza dover pagare il riscatto: si tratta di WanaDecrypt ed in sostanza riesce a recuperare dalla memoria RAM del computer i numeri primi utilizzati per generare la chiave crittografica asimmetrica usata dal malware per crittografare i dati dei PC infetti. Per permettere a questo software di salvare i dati occorre però agire in fretta e senza spegnere il Pc o resettarlo : i dati presenti nella RAM in tali casi verrebbero infatti sovrascritti. Mentre il mondo si interroga sull’identità degli autori di WannaCry, vale la pena continuare a ricordare alcune norme semplici per evitare perdite di dati: antivirus e sistemi operativi sempre aggiornati, copia dei dati importanti su un disco esterno (meglio se tenuto spento quando non si usa) e massima attenzione durante la navigazione online su siti potenzialmente sospetti.

La sicurezza di whatsapp: ecco come aumentarla

Software come Whatsapp e Telegram o altre applicazioni di IM (messaggistica istantanea) sono ormai di uso comune, tra adulti e giovani. Capita spesso, purtroppo, di venire a conoscenza di episodi poco piacevoli legati ad un utilizzo poco attento di smartphone e tablet, con conseguenti rischi per la nostra privacy.

Prima ancora di iniziare a parlare di consigli tecnici su come proteggersi da eventuali “curiosi” intenzionati a spiare le nostre conversazioni online (in questo caso presenti sui nostri dispositivi mobili, ma potenzialmente anche sul PC) occorre ricordare che la sicurezza di un sistema informatico (quale appunto il computer o uno smartphone) è fondamentalmente legata a buone pratiche di utilizzo di questi strumenti da parte del proprietario. Il consiglio più importante è chiaramente quello più scontato (ma non troppo) , ovvero: non lasciare incustodito il proprio smartphone (o comunque impostare un codice di sicurezza che non permetta ad estranei di sbloccare il telefonino ) e non installare applicazioni di “dubbia provenienza” (che potrebbero installare a nostra insaputa, software in grado di accedere ai nostri dati riservati o peggio inviarli ad eventuali malintenzionati) , controllando tramite motori di ricerca l’affidabilità delle varie applicazioni.

Occorre fare attenzione poi ai cosiddetti sistemi di messaggistica istantanea che funzionano anche tramite Web (ad esempio usando il meccanismo dei QR-Code). In questo caso, una volta aperta la “sessione” su un computer , diventa possibile visualizzare anche su quel Pc le conversazioni che partono dal nostro telefono. Chiaramente non è così semplice poter attivare una sessione via web: occorre infatti riuscire ad impadronirsi, anche solo per alcuni attimi, del telefono della vittima che si vuole spiare e usarlo per attivare su un computer una nuova sessione. E’ possibile chiaramente, visualizzare sul proprio smartphone, la presenza di sessioni attive su altri dispositivi, controllando tra le impostazioni Whatsapp Web ( ad esempio nel caso di Whatsapp) e procedendo alla chiusura forzata delle stesse qualora si notassero anomalie. Molti pericoli possono arrivare poi dai cosiddetti malware (che spesso vengono scaricati ed installati sullo smartphone dalla vittima stessa in modo inconsapevole) , occorre prestare attenzione quindi a non aprire messaggi provenienti da numeri sconosciuti e d evitare di cliccare su link “sospetti” . Infine ricordiamoci di controllare periodicamente gli aggiornamenti di sicurezza dei software installati nei nostri dispositivi mobili : i programmatori software ,appena viene scoperta una vulnerabilità, procedono a distribuire nuove versioni sicure del loro software, in grado di resistere ai tentativi di intrusione. Ricordiamo appunto, che a volte, la sicurezza predefinita di un software, impostata dai programmatori, rischia di essere messa in difficoltà proprio dalla leggerezza con cui usiamo i dispositivi di comunicazione.

Per finire, ricordiamo inoltre che è possibile effettuare un backup delle chat Whatsapp usando sia il software di backup fornito con il proprio smartphone ,che ricorrendo a sistemi come Google Drive o analoghi servizi cloud disponibili sul mercato.

WordPress 3.6.1 è disponibile!

Disponibile la versione 3.6.1 del popolare CMS  Wordpress.

Questa versione  risolve alcuni problemi di sicurezza (anche remoti), tra cui:

  • Block unsafe PHP unserialization that could occur in limited situations and setups, which can lead to remote code execution. Reported by Tom Van Goethem.
  • Prevent a user with an Author role, using a specially crafted request, from being able to create a post “written by” another user. Reported by Anakorn Kyavatanakij.
  • Fix insufficient input validation that could result in redirecting or leading a user to another website. Reported by Dave Cummo, a Northrup Grumman subcontractor for the U.S. Centers for Disease Control and Prevention.

 

Informatica Forense: Deft Conference 2013 a Bologna

Un appuntamento che sicuramente interesserà coloro che operano nel campo dell’informatica forense e della computer security: si terrà Venerdi 19 Aprile 2013 a Bologna la conferenza annuale organizzata dalla Associazione DEFT.

L’evento prevede, grazie alla partecipazione tra i relatori di tecnici forensi e avvocati esperti nell’ambito delle indagini digitali, seminari sul mondo della computer forensics sia dal punto di vista tecnico che da quello legislativo.

Il campo della consulenza informatica forense si avvale infatti sempre più spesso di soluzioni software basate su GNU/Linux (e in generale su Software Free), in particolare DEFT si rivela un prodotto valido, sempre aggiornato..e orgogliosamente Made in Italy  😉

Questo il programma definitivo della giornata dedicata alla computer forensics in ambito open source, in particolare dedicato alla distribuzione dedicata alle indagini informatiche DEFT Linux.

DEFT CONFERENCE 2013
19 aprile 2013, ore 10.00-16.30
Aula Magna secondo piano – Scuola di Ingegneria
Viale del Risorgimento 2, Bologna

Moderatori: Avv. Giuseppe Vaciago, Dott.ssa Francesca Bosco

09.30 – Registrazione partecipanti

10.00 – Saluto
Presentazione del convegno con saluti e ringraziamenti istituzionali

10.15 – Introduzione istituzionale alla conferenza
Prof.ssa Nicoletta Sarti, Presidente della Scuola di Giurisprudenza – Università di Bologna
Dott. Roberto Alfonso, Procuratore capo della Procura di Bologna

10.45 – Presentazione dell’ associazione DEFT e delle principali novità di DEFT 8
Dott. Stefano Fratepietro, Presidente Associazione DEFT

11.15 – La virtualizzazione nella Computer Forensics: l’analisi di una “scatola nera”
Dott. Paolo Dal Checco, socio fondatore Associazione DEFT

11.45 – La strategia dell’Unione Europea sulla Cyber-Security
Avv. Stefano Mele, Istituto Italiano di Studi Strategici Niccolò Machiavelli

12.15 – Aspetti della legge 48/2008 che influenzano la Computer Forensics
Prof. Cesare Maioli, Università di Bologna

12.45 – Pausa pranzo

14.30 – OSint e Social Media: strumenti di controllo sociale e di prevenzione dei reati
Avv. Giuseppe Vaciago, Università Milano Bicocca

15.00 – Open Source INTelligence a supporto delle attività di PG
Dott. Massimiliano Dal Cero, socio fondatore Associazione DEFT

15.30 – IpBA 2.0, open mobile analyzer per Whatsapp, Skype e Viber
Dott. Nicodemo Gawronski, sviluppatore DEFT – Dott. Mario Piccinelli, Università degli Studi di Brescia

16.00 – AlmaNebula: una piattaforma Cloud ready per l’analisi di supporti digitali
Dott. Ing. Corrado Federici, Università di Bologna

16.30 – Conclusioni e ringraziamenti finali

maggiori info su: http://www.deftlinux.net/

Il falso antivirus AVASoft Professional Antivirus : come rimuoverlo

Se durante l’utilizzo del PC vi capitasse di vedere sul vostro schermo una finestra di un presunto antivirus AVASoft Professional Antivirus, fate attenzione. non cliccate su nessun messaggio e non proseguite oltre; si tratta infatti di un falso antivirus (ma di un vero malware!) che bloccherà l’esecuzione dei vari software compresi gli antivirus in maniera tale da non essere individuato. La schermata mostrata dal falso antivirus è ben studiata e simile a quella di un verso software antivirus, per cui è facile lasciarsi ingannare.

Come rimuovere manualmente “AVASoft Professional antivirus”

Bastano poche operazioni per rimuovere il software in questione. ovviamente occorre lavorare su un sistema pulito, per cui consiglio di spegnere il PC (anche in maniera forzata premendo il pulsante di avvio )e poi far ripartire il sistema con un boot-cd Linux

questi sono i file di AVASoft Antivirus Professional che occorre cancellare:
%Desktopdir%\AVASoft Antivirus Professional.lnk
%Programs%\AVASoft Antivirus Professional\AVASoft Antivirus Professional.lnk
%AppData%\[random]\[random].exe

Personalmente ho avviato il sistema con un boot-cd Linux, montando il filesystem Windows dopo aver individuato la partizione relativa a questo O.S.  e procedendo poi a cancellare i file.

Per individuare la random directory in %AppData% è bastato visualizzare con il comando strings   il file AVASoft Antivirus Professional.lnk presente sul desktop , individuando al suo interno il percorso del file .exe

Eseguendo strings sul file in questione ho individuato la stringa “C:\ProgramData\9264BB9A4ED1DBDC00009264293AE097\9264BB9A4ED1DBDC00009264293AE097.exe ”

Le voci  da eliminare nel registro di Windows sono invece:
HKCU\Software\Microsoft\Windows\CurrentVersion\RunOnce\[random] %AppData%\[random]\[random].exe
HKCU\Software\Microsoft\Windows\CurrentVersion\Uninstall\AVASoft Antivirus Professional
HKCU\Software\Microsoft\Windows\CurrentVersion\Uninstall\AVASoft Antivirus Professional\DisplayIcon %AppData%\[random]\[random].exe,0
HKCU\Software\Microsoft\Windows\CurrentVersion\Uninstall\AVASoft Antivirus Professional\DisplayName AVASoft Antivirus Professional
HKCU\Software\Microsoft\Windows\CurrentVersion\Uninstall\AVASoft Antivirus Professional\ShortcutPath “%AppData%\[random]\[random].exe” -u
HKCU\Software\Microsoft\Windows\CurrentVersion\Uninstall\AVASoft Antivirus Professional\UninstallString “%AppData%\[random]\[random].exe” -u

Qualora si volesse lavorare sul sistema windows, potrà essere utile questa guida che indica come bloccare il processo relativo al falso antivirus e poi procedere alla rimozione dei file

consolidated.db : l’ iPhone tiene traccia dei tuoi spostamenti

E’ sicuramente il file più famoso del momento, forse è così ricercato perchè permette di scoprire tutti i posti dove siamo stati e sopratutto quando ci siamo stati. Questo file si trova proprio sotto i nostri occhi, anzi appunto, si trova sempre con noi, ogni volta che ci portiamo dietro l’iPhone e se analizzato tramite appositi tool (reperibili  gratuitamente online) permette di visualizzare (anche su google maps) una mappa dei posti che abbiamo visitato, con relativo timestamp.

Le informazioni di posizionepresenti nel file consolidated.db forniscono,come detto, sia  latitudine e  longitudine (in maniera  meno precisa rispetto ad un sistema GPS) che timestamp e sono probabilmente ottenute tramite una triangolazione tra celle della rete di telefonia cellulare.

Il pericolo è che il file in questione (che viene memorizzato nei backup fatti tramiteiTunes, spesso memorizzati su partizioni in chiaro nel PC) possa finire in mano a terzi e quindi mettere a rischio la vostra privacy

Soluzione: usare la funzione di “encrypt iPhone backup” su iTunes, in maniera tale da mettere il nostro backup (e il prezioso file consolidated.db ) al riparo da sguardi indiscreti, oppure prendere l’abitudine di conservare backup e informazioni riservate su partizioni cifrate ad esempio con Truecrypt . Pare che il nuovo aggiornamento di iOS (disponibile da pochi giorni) sia in grado di risolvere il problema limitando il periodo di conservazione di consolidated.db ; non mancano inoltre applicazioni per risolvere il problema eliminando il file in questione

 

 

 

Wifi libero e pericoli della rete: quale possibile soluzione?

Dal 1 gennaio 2011, come saprete, è finito in soffitta (ad eccezione del comma 1) l’articolo 7 del decreto Pisanu con grande gioia tra gli utenti che non dovranno più consegnare documenti per avere l’accesso wifi in locali e tra gli esercenti che non dovranno più fotocopiare patenti e carte d’identità.

Gioia probabilmente anche tra coloro (e certamente non sono pochi purtroppo!) che utilizzano la rete per commettere reati; se fino a poco tempo fa, andare alla ricerca di reti WIFI aperte (il cosidetto wardriving) non dava grandi risultati, ora, sull’entusiamo della “Pisanu free”,  più di qualche gestore di locali, sicuramente in buona fede, ha pensato di togliere password, cifratura e quant’altro al proprio hotspot WIFI.

Il risultato è che chiaramente il primo passante, senza lasciare traccia alcuna, potrebbe usare la connessione WIFI di un locale, per compiere reati su internet.Pensate al semplice download di software illegalmente, per non parlare della diffusione di virus, di tentativi di accesso illegale a siti o server esterni.. ovviamente lasciando sempre come unica traccia l’ IP associato al locale che fornisce l’accesso ad iternet.

Fantasia? provate ad andare in giro per locali con il vostro netbook acceso o con uno smartphone..alla ricerca di connessioni WIFI libere 😉

Quali possibili soluzioni possono permettere di identificare chi utilizza illegalmente una connessione internet pubblica  e mettere al riparo il gestore di un locale da grane?

Il decreto Ministero dell’ Interno del 16 agosto 2005 (Misure di preventiva acquisizione di dati anagrafici dei soggetti che utilizzano postazioni pubbliche non vigilate per comunicazioni telematiche ovvero punti di accesso ad Internet utilizzando tecnologia senza fili, ai sensi dell’articolo 7, comma 4, del decreto-legge 27 luglio 2005, n. 144, convertito, con modificazioni, dalla legge 31 luglio 2005, n. 155. (GU n. 190 del 17-8-2005)

a tal proposito precisa alcuni obblighi per titolari e gestori di locali e strutture che forniscono accesso alla rete al pubblico,in particolare:
a) adottare  le  misure  fisiche  o  tecnologiche  occorrenti per impedire  l’accesso agli apparecchi terminali a persone che non siano preventivamente identificate con le modalita’ di cui alla lettera b);
[…]
c) adottare le misure di cui all’art. 2, occorrenti per il monitoraggio delle attivita’;

Se ne desume che il gestore/titolare del locale ha tutto l’interesse a utilizzare una piattaforma che, in modo conforme alla legge, possa gestire i log di accesso alla connessione internet fornita agli utenti e limitare l’accesso a servizi potenzialmente illegali ad esempio bloccando tramite firewall o proxy i servizi peer to peer o che presentano contenuti non adatti a minori (tra l’altro, non dimentichiamo che tra i clienti del locale che utilizzano il WIFI potrebbero esserci anche minori).

Insomma, bene il WIFI libero, ma, in attesa anche di conoscere i nuovi regolamenti in materia di collegamenti senza fili, è bene utilizzare tutte le soluzioni tecniche che possano garantire una navigazione realmente sicura agli utenti (ed evitare grane a chi fornisce il servizio!).

Ah, dimenticavo un piccolo dettaglio: il wireless “libero” molto spesso viene gestito nei locali , disattivando ogni impostazione riguardante la crittografia e disattivando quindi la password WEP o WPA2. In altre parole, significa che le comunicazioni tra il vostro dispositivo senza fili e l’access point wifi installato nel locale non sono protette contro tentativi di sniffing.

In poche parole, meglio non usare il WIFI nei luoghi pubblici per accedere a dati riservati, posta elettronica o account sui social network.. 😉

Come scegliere l’hosting adatto? Ecco qualche consiglio

La domanda mi è stata posta dagli studenti di un mio corso: come scegliere l’hosting giusto?

Il problema è antico tanto quanto Internet: a chi affidare il mio sito web? Chi è più affidabile? Chi offre un rapporto servizio/prezzo ottimale?

Diciamolo subito: la soluzione al problema non è unica! Ovvero esistono diverse possibili soluzioni di hosting ugualmente valide, vedremo quindi alcuni parametri che vale la pena prendere in considerazione.

fisicamente dove?

Cercate di capire dove sono fisicamente dislocati i server del  fornitore di spazio web che avete individuato. Un server oltreoceano potrebbe comportare tempi di accesso più lunghi alle vostre pagine; è chiaro che stiamo parlando di pochi millisecondi, ma il ritardo diventa in alcuni casi percepibile e fastidioso. Esistono vari provider che offrono spazi web su macchine residenti su territorio europeo.

quanta banda?

Scegliere un fornitore servizi web che garantisca adeguata banda trasmissiva e capacità di elaborazione (server performanti in grado di gestire un numero adeguato di richieste anche in contemporanea!); guardate bene i numeri: in alcuni casi vengono imposte delle limitazioni sul traffico mensile; valutate quindi in tal caso se il flusso di dati generato mensilmente dal vostro sito è tale da poter creare problemi.

lo spazio non basta mai

Lo spazio web illimitato è un concetto che nella realtà non esiste, comunque per sicurezza, se avete in mente un progetto che rischia di occupare molto spazio sul vostro server web, potrebbe essere il caso di orientarsi verso fornitori di spazio che concedono una quantità di svariati Gb ( “infiniti”) agli utenti. Esistono hosting web economici che partono da poche decine di Mb di spazio (qualcuno 500 Mb, alcuni addirittura 25 Mb ), personalmente sconsiglio di scegliere spazi cosi’ “striminziti” perchè dopo pochi mesi dall’inizio del progetto potremmo accorgerci che lo spazio a disposizione sta per terminare (e non tutti i fornitori di hosting web consentono di fare l’upgrade dello spazio web!)

backup e ridondanza sistemi

Il caso Tophost insegna: fate spesso un backup sul vostro pc, dei dati del vostro sito! Potete usare i plugin che alcuni cms mettono a disposizione oppure (o meglio assieme) agli strumenti di backup/recover messi a disposizione dal vostro fornitore (a volte occorre acquistare tale servizio a parte)

E’ chiaro che se il vostro fornitore di hosting web tra le caratteristiche del servizio fornito vi avvisa che non vengono fatti i backup almeno settimanalmente delle configurazioni dei server e degli spazi web, conviene iniziare a pensare a qualche altro provider 🙂

helpdesk

Scegliere un fornitore che garantisca assistenza continua sui server, aggiornando software e hardware e fornendo Help Desk in modo efficiente (e rapido!) ad utenti. Se vedete che sui forum di internet più di un utente si lamenta per il servizio poco professionale dell’helpdesk, potete trarre le vostre conseguenze.

posso usare il mio CMS preferito?

Ogni fornitore di hosting imposta i suoi server con diverse configurazioni, per garantire particolari livelli di sicurezza. Di contro questo potrebbe causare l’impossibilità di installare (o di far funzionare correttamente) un certo script web o cms. Meglio spulciare tra i forum per scoprire se l’hosting del provider prescelto consente di usare il CMS che abbiamo individuato  per gestireil sito

quale interfaccia web uso per amministrare il sito ?

Sicuramente non è il parametro piu’ importante per scegliere un fornitore di spazio web, pero’ anche l’interfaccia web più o meno completa/semplice da utilizzare puo’ essere un elemento da valutare nella scelta.

ok,il prezzo è giusto!

Metto questo parametro per ultimo, proprio perche’ penso che troppo spesso sia il prezzo l’unico criterio di scelta per individuare un hosting..e spesso le conseguenze si vedono, ahimè!

Meglio spendere qualche decina di euro annui in più e garantire al nostro sito uno spazio web affidabile, oppure risparmiare per poi trovarsi con un sito che magari rimane irragiungibile per ore a causa di qualche guasto ai server del provider ? Poi al vostro cliente chi avrà il coraggio di spiegare che per risparmiare pochi euro avete messo il suo prezioso sito aziendale (e la sua immagine!) nelle mani di un fornitore web improvvisato? La figuraccia non la fa solo il vostro cliente, ma anche voi.

Se siete curiosi poi di scoprire come è strutturato un datacenter, ecco un video che vi potrà chiarirvi i dubbi:

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