Bloccare l’ex sysadmin ficcanaso con uno script di due righe

L’episodio in questione risale a diversi anni addietro,  quando ancora l’abitudine di esporre su reti pubbliche macchine  server *nix  (ma anche macchine con altri OS ovviamente!)  senza  un firewall davanti era abbastanza diffusa, sopratutto su reti di dimensioni grandi gestite da vari sysadmin non sempre espertissimi.

Beh, in pratica sulla rete in questione (appartenente ad una struttura abbastanza grande), vi era una macchina *nix appunto, su cui  uno dei sysadmin iniziava ad avere il sospetto che venissero compiuti degli accessi non autorizzati.  Il sysadmin aveva più precisamente il sospetto che il suo predecessore (la persona che prima di lui aveva gestito quei sistemi, che in seguito aveva cambiato lavoro) ancora utilizzasse quella macchina, utilizzando il suo vecchio account.

All’epoca (correva l’anno duemila se non erro!) non c’era ancora l’ADSL in casa (o almeno non in tutte le case!) e poter avere un accesso ad un server su una linea veloce  su cui scaricare magari dati era un privilegio per pochi (avere una linea da 1Mbit all’epoca significava essere invidiati da tutti, visto che l’utente domestico era abituato a navigare con modem da 56 Kbit, oggi ovviamente con l’ ADSL queste velocità farebbero ridere)

…Il nostro sysadmin quindi, dopo aver ipotizzato che il suo predecessore avesse ancora accesso alla macchina, iniziò a controllare i log di sistema, ma si accorse ben presto che i log erano stati ripuliti (alcuni file erano proprio stati cancellati, altri modificati eliminando IP di provenienza e username relativi ai login non autorizzati); non poteva dunque avere nessuna prova che attestasse un accesso non autorizzato.

Non occorre essere esperti di network forensic per capire che utilizzando un sistema in grado di fare da bridge si sarebbe potuto con facilità ottenere una traccia su logfile degli accessi, tuttavia per una serie di motivi (tra i quali una distanza di qualche centinaio di km tra me e il server in questione e l’impossibilità di collocare sulla rete un dispositivo simile) questa soluzione risultava impraticabile, cosi’ come appariva inutile pensare di poter sfruttare i classici logserver remoti , poichè anche questa soluzione sarebbe stata difficile da implementare in quelle condizioni.

L’unica cosa certa che avevamo potuto constatare, con un portscan era il fatto che questo tizio si era creato una sua backdoor aprendo una porta sul server ed entrando con i permessi di root.; per cui alla fine ci venne un’idea semplice ma efficace per beccare il simpaticone con le mani nel sacco (o meglio,per impedire che potesse cancellare i log): dato che mettere le mani sul server per creare qualche script complesso, bastava fare un piccolo script di due righe che, lanciato ad intervalli di tempo molto ristretti, si accertava della presenza dell’utente in questione  collegato da dispositivi diversi  dalla consolle e in caso positivo spegnesse il server (rendendo quindi impossibile la modifica dei log senza accedere fisicamente alla macchina)

Ovviamente dopo un paio di giorni, lo script aveva fatto il suo lavoro, spegnendo il server durante un accesso non autorizzato del vecchio sysadmin; che dovette quindi spiegare le ragioni della sua condotta.

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Il sistema operativo Linux compie vent’anni, auguri pinguino Tux !

25 agosto 1991:lo studente finlandese Linus Torvald, tramite un post (entrato poi nella storia)  sul newsgroup dedicato a Minix, chiedeva collaborazione per realizzare, a fini didattici, un sistema operativo libero. A questa singolare richiesta risposero in molti e neppure un mese dopo (era appunto  il 17 settembre 1991) vedeva la luce la prima versione di Linux. Era iniziata l’avventura, che continua tutt’ora, di quello che sarebbe diventato in seguito il sistema operativo libero  più famoso della storia. L’aspetto che rendeva ciò straordinario era il fatto che persone, da tutto il mondo, gratuitamente avevano messo a disposizione il proprio tempo per realizzare un prodotto da consegnare alla collettività.

A distanza di venti anni, Linux continua ad essere disponibile liberamente per gli utenti, viene utilizzato su dispositivi di ogni tipo (computer domestici, server aziendali, sistemi di controllo, telefonini e smartphone) ed è diventato occasione di lavoro per aziende di consulenza che forniscono assistenza su questa piattaforma.

Chi avrebbe mai potuto pensare che un pinguino sarebbe stato capace di portare vantaggi cosi’ grandi per tutti!?

 

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Madrid2011: la prima GMG dell’era dei social network

La GMG 2011 sarà ricordata non solo per l’affluenza superiore alle attese nell’area di Cuatro Vientos (un milione di presenti secondo gli organizzatori, due secondo le forze dell’ordine!) , ma  per essere stata la prima nell’era dei social network, circostanza che ha permesso a tutto il mondo di vivere in tempo reale, attraverso lo schermo di computer e smartphone, gli eventi che si sono svolti in Spagna e di rimanere in contatto costante con i giovani che da tutto il mondo sono accorsi a Madrid per la JMJ2011,armati degli inseparabili smartphone con collegamento a internet.

Per curare la presenza online dell’evento, l’organizzazione ha impiegato uno staff di oltre 60 volontari provenienti da 21 paesi ha garantito informazioni sempre aggiornate  attraverso i principali social network  : Facebook, Youtube, Flickr, Twitter  ( attraverso il canale  @madrid11_it  e gli hashtag #jmj e #madrid11) e l’app Madrid2011 per smartphone; ai canali social si è affiancato il sito http://www.madrid11.com/it .

L’ emittente TV2000, oltre ad aver trasmesso via etere  ed in streaming web le giornate di Madrid ( si veda la sezione GMG su  http://nelcuoredeigiorni.tv2000.it  ) ha impiegato una pagina  Facebook  per mettere in contatto i partecipanti alla JMJ2011 con le proprie famiglie e raccogliere contributi da rilanciare poi nel programma televisivo in tempo reale, realizzando un ottimo esempio di integrazione tra vari media!

Non pensate pero’ che sia tutto finito con la chiusura dell’evento, l’effetto “social” della GMG lo stiamo vedendo tuttora:  non passa minuto che su Facebook non appaia qualche foto dei gruppi di giovani abbracciati (sia sulla fanpage ufficiale http://www.facebook.com/giornatamondialedellagioventu  che nelle pagine dei partecipanti), con tag incrociati e commentata magari in lingua spagnola da chi ha ospitato i giovani venuti dall’Italia (ovviamente immediatamente aggiunti ai propri contatti Facebook); nascono gruppi  in stile  “..quelli che sono stati alla GMG2011”  e sulla Rete si organizzano già rimpatriate tra pellegrini.
La gioia dei giovani Papaboys ha scatenato un vero effetto virale sulla Rete insomma! :)

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Qualche suggerimento per la prova scritta di informatica all’esame di stato

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Su invito di alcuni studenti che quest’anno affronteranno la maturità, ho scritto qualche consiglio su come affrontare la prova scritta di informatica all’esame di stato.

La prova di informatica, propone di realizzare una base di dati per risolvere un problema legato appunto all’organizzazione di dati di vario tipo (solitamente archivi aziendali, ma chiaramente questo è un dettaglio che non influenza la soluzione), in alcuni casi a questo problema si aggiunge un tema da sviluppare, su temi legati all’informatizzazione aziendale e ai vantaggi dell’uso di internet e dell’informatica nelle imprese (es: ecommerce, sistema informativo aziendale, servizi web di vari tipo, possibilità di condividere dati tramite internet e reti Lan )

COME GESTIRE IL TEMPO A DISPOSIZIONE:

Solitamente il tema piu’ semplice puo’ essere sviluppato in meno di un’ora, mentre il tema in cui viene richiesto di organizzare la base di dati richiede molto più tempo.
Qualche studente mi ha chiesto se convenga affrontare prima il tema più complesso (che richiede solitamente di strutturare una base di dati e/o un sito web) oppure se sia meglio sviluppare il tema meno impegnativo.
Il mio consiglio è di iniziare da quello che vi sembra più facile (o in altre parole: meno difficile!) , ovviamente senza dilungarvi troppo se decidete da iniziare dal tema più discorsivo (ricordate di schematizzare: indicando i concetti chiave dell’argomento e facendo esempi e collegamenti con altri argomenti, se ci sono, senza girare troppo attorno alle parole oppure ripetere due o tre volte gli stessi concetti) . Una volta affrontato l’ostacolo più piccolo, vi rimangono circa 5 ore per risolvere il quesito di organizzazione del database; riposatevi un momento, rileggete beneil testo e iniziate a ragionare!

PRIMA DI INIZIARE A LAVORARE RICORDARSI :

Rileggere ATTENTAMENTE il testo della traccia, cercando di capire tutti i dettagli e cercando di creare una rappresentazione (tipo mappa concettuale) tra i concetti chiave indicati nel testo (es: entità e relazioni del modello concettuale)

Ricordarsi che la traccia non obbliga ad usare un linguaggio di programmazione specifico.
Occorre quindi motivare le scelte fatte; senza dire che avete usato SQL e PHP ad esempio perche’ lo avete studiato in classe. Scrivete invece che lo avete usato perchè ben si adatta al problema e ad esempio permette di gestire via web il sistema informativo che avete progettato.

Se per qualche motivo non ricordate qualche parola chiave del linguaggio che avete scelto potete usare uno pseudolinguaggio (scrivendo a parole come vengono fatte le query SQL senza mettere i comandi effettivi SQL ) oppure descrivere in italiano il funzionamento delle query.

Ricordarsi che, tra i vari parametri che compongono la valutazione del vostro elaborato, oltre alla correttezza del procedimento utilizzato (viene quindi verificato che il procedimento abbia senso e sia svolto correttamente) ci sono anche la conoscenza degli argomenti , l’uso di un linguaggio corretto (attenzione ad usare i termini tecnici appropriati!), la capacità di analisi del problema (prima di iniziare a scrivere il modello concettuale E-R o il modello logico occorre spiegare come abbiamo deciso di impostare il problema e come abbiamo deciso di organizzare i dati ) e la capacità di saper fare collegamenti tra le varie materie o tra i vari argomenti di informatica (es: se si parla di database si puo’ proporre di creare un sistema di database online che puo’ essere consultato tramite web, ipotizzando quindi uno schema di sito web, oppure parlando della possibilità di usare la crittografia per proteggere le trasmissioni dati )

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Browser più utilizzati: aggiornamento delle statistiche

Vi ricordate il mio post di qualche mese fa in cui analizzavo le statistiche web di alcuni siti evidenziando quali fossero i browser più utilizzati dai navigatori? Beh a distanza di qualche tempo sono tornato sull’argomento notando che alcuni browser sembrano aver perso terreno (almeno per quanto riguarda le visite sui siti che gestisco) mentre sempre più utenti ne utilizzano altri. Quali? scopritelo nell’ articolo sui browser più utilizzati, aggiornato a Giugno 2011.

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Media education: ne abbiamo discusso a Grottammare

E’ stato un momento piacevole e ricco di spunti interessanti, quello organizzato da MED Media education e Radio Incredibile a Grottammare (AP) nel pomeriggio di sabato 21 Maggio: un’ occasione per poter parlare di educazione ai media (e quindi anche di educazione con i media ) e ribadire la necessità di una collaborazione tra le varie agenzie educative, su queste tematiche.

Interessanti gli interventi del rappresentante del CoreCom delle Marche, del giornalista RAI Varagona e del prof. Di Mele dell’associazione MED che hanno appunto ricordato che l’educazione ai media è fondamentale per la formazione dell’intera persona e per sviluppare coscienza critica nell’uso delle nuove tecnologie in maniera da poter vivere pienamente l’esistenza reale piuttosto che farsi intrappolare da una vita digitalizzata.

Ugualmente interessanti le esperienze presentate dagli altri relatori che hanno illustrato vari progetti legati alla media education (a proposito, “media” si legge come si scrive, essendo una parola latina, poi ripresa dall’inglese) che hanno avuto un buon riscontro nelle comunità a cui sono stati proposti.

Possiamo dire, senza scadere troppo nella retorica, che sono state gettate le basi per creare una rete di media educator e sicuramente i frutti di questo lavoro, in cui tecnologia, pedagogia e molta buona volontà si fondono, li vedremo tra non troppo tempo.

 

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consolidated.db : l’ iPhone tiene traccia dei tuoi spostamenti

E’ sicuramente il file più famoso del momento, forse è così ricercato perchè permette di scoprire tutti i posti dove siamo stati e sopratutto quando ci siamo stati. Questo file si trova proprio sotto i nostri occhi, anzi appunto, si trova sempre con noi, ogni volta che ci portiamo dietro l’iPhone e se analizzato tramite appositi tool (reperibili  gratuitamente online) permette di visualizzare (anche su google maps) una mappa dei posti che abbiamo visitato, con relativo timestamp.

Le informazioni di posizionepresenti nel file consolidated.db forniscono,come detto, sia  latitudine e  longitudine (in maniera  meno precisa rispetto ad un sistema GPS) che timestamp e sono probabilmente ottenute tramite una triangolazione tra celle della rete di telefonia cellulare.

Il pericolo è che il file in questione (che viene memorizzato nei backup fatti tramiteiTunes, spesso memorizzati su partizioni in chiaro nel PC) possa finire in mano a terzi e quindi mettere a rischio la vostra privacy

Soluzione: usare la funzione di “encrypt iPhone backup” su iTunes, in maniera tale da mettere il nostro backup (e il prezioso file consolidated.db ) al riparo da sguardi indiscreti, oppure prendere l’abitudine di conservare backup e informazioni riservate su partizioni cifrate ad esempio con Truecrypt . Pare che il nuovo aggiornamento di iOS (disponibile da pochi giorni) sia in grado di risolvere il problema limitando il periodo di conservazione di consolidated.db ; non mancano inoltre applicazioni per risolvere il problema eliminando il file in questione

 

 

 

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quando il peggiore virus è il tuo collega dell’ IT

Mi è capitato, in questi anni, facendo consulenza in enti ed aziende, di avere a che fare con altri consulenti e colleghi IT e debbo ammettere che, affianco a persone molto preparate e sempre disponibili ho potuto notare anche ambienti di lavoro in cui  mettersi i bastoni tra le ruote, tra colleghi dello stesso ufficio, era l’attivita quotidiana preferita.

E allora vieni a sapere che c’e’ quel dipendente che parla male di te (e ingenuamente lo fa davanti ai propri colleghi senza capire che forse gli altri non la pensano come te), trovi quello che non sapendo come intralciare il tuo lavoro (perchè giustamente tu hai impostato una password senza dirgliela, viste le leggi in materia di privacy) passa le giornate cercare di capire come boicottare il tuo lavoro,ma anche con il massimo dell’impegno, l’unica cosa che riesce a inventarsi è scollegare qualche cavo oppure cercare di dare lo stesso IP del tuo server a qualche altra macchina (fingendo di non aver letto bene la tabella con elencati gli ip liberi).

In questo contesto di invidia generale devo quasi dire che sono stato quasi contento quando un collega (in buona fede!) mise mano ad Active directory (e chi ha lavorato con questo strumento conosce bene quanto sia delicato!) rinominando il nome del server e controller di dominio ..perchè non gli piaceva quel nome (e visto che c’era ha anche ben pensato di creare un’ unità organizzativa dove mettere tutti gli utenti!)

Decisamente peggio fece un dipendente di una ditta in cui implementai un sistema di virtualizzazione qualche tempo fa: aveva tenuto spento il controller secondario per oltre tre mesi (non chiedetemi per quale motivo!) e al riavvio potete immaginare cosa sia potuto succedere (l’attuale persona che gestisce l’IT sta ancora cercando di risolvere il problema!)

Insomma, il vero problema non sempre sono gli utonti, ma a volte anche chi fa il tuo lavoro.

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per trattare con il servizio assistenza occorre tanta pazienza

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Il mondo dell’informatica è misterioso: a volte un Ctrl+Alt+Canc risolve problemi che a prima vista sembrano insormontabili; proprio come in questo caso…

Tutto inizio’ con un report giuntomi via mail: il server di una delle aziende a cui faccio consulenza sembra irragiungibile. A distanza di pochi minuti arrivano anche le telefonate di utenti nel panico perche’ non riescono a lavorare. In pratica in breve tempo ci accorgiamo che due delle quattro schede di rete montate sulla macchina hanno qualche problema. Fatte le dovute prove per escludere problemi del sistema operativo, aggiorniamo le configurazioni per usare le due schede funzionanti e ci ripromettiamo di chiamare l’assistenza per avere istruzioni.

A metà mattinata chiamiamo il servizio di assistenza per i server di questa famosa casa di hardware per segnalare il problema.

Quella che segue è la trascrizione più o meno fedele del dialogo avuto con l’operatore.

io: buongiorno vorrei segnalare un problema con una scheda di rete su un vostro server (in garanzia) che abbiamo qui nella ditta X. Il server ha due coppie di schede di rete ma all’improvviso, dopo un riavvio la coppia che utilizzavamo pare abbia smesso di funzionare e abbiamo configurato al volo le altre due schede, vorremmo chiedere se è possibile risolvere tramite un intervento tecnico

operatore: si, prima pero’ occorre aggiornare il bios, il firmware della scheda di rete e i driver del software. (se la macchina che non funziona è proprio quella che permette l’accesso ad internet vi chiedo come si possa scaricare tali update! ndr)

io: ah, ma potrebbe essere rischiosa come operazione? non posso permettermi di bloccare un’azienda intera se qualcosa va storto, non puo venire un vostro tecnico a fare questo upgrade? cosi’ controlla anche quale ‘ il problema con la scheda di rete

operatore (con tono alterato): da contratto il cliente è tenuto a rivolgersi a noi dopo aver aggiornato tutti i driver, altrimenti io posso anche mettere giù la cornetta.

io: ok,ma il problema è che se l’upgrade del bios va male, io lascio un’intera ditta in mezzo ai guai..poi chi li paga i danni per il fermo produzione?

operatore (sempre piu’ innervosito) : noi non rispondiamo in caso di problemi con gli aggiornamenti

io: beh, in questo modo pero’ incentivate le persone a rivolgersi ad aziende di HW vostre concorrenti

operatore: anche gli altri hanno le nostre stesse regole…

Ormai esasperato da una situazione a dir poco surreale, rispondo che farò l’aggiornamento e poi casomai ricontatterò.

Ovviamente dato che non ho un aereo a disposizione per scappare in America in caso di blocco durante l’upgrade del bios chiedo al rivenditore locale di quel noto marchio di HW di intervenire.

ancora piu’ clamoroso: il tecnico ci conferma che i driver,firmware , bios sono aggiornati e ci invita, dopo aver fatto un reboot a testare la connessione sulla scheda che fino a poco prima era defunta e questa torna a funzionare.

A questo punto, visto che in azienda dovranno essere comprati nuovi server mi sono subito procurato dei listini ..di altre ditte di HW !

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un coraggioso grido di denuncia:”S. scopa in sala server”

In tanti anni di consulenza ho visto sale server utilizzate per gli scopi più assurdi (a volte l’uso come sale server era quasi secondario!), in alcuni casi vi ho trovato mobili d’ufficio smontati ed accatastati in un angolo, qualche volta ho visto dipendenti che utilizzavano la sala server per tenere al fresco bibite e pasticcini per un rinfresco tra colleghi (e pensare che lo avevo suggerito io, per scherzare!), io stesso ammetto, in una torrida estate di qualche anno fa, di aver traslocato la mia scrivania dentro la sala server per stare al fresco e tenere al fresco la bottiglia d’acqua; ma sicuramente immaginare una sala server come un luogo dove amoreggiare è una cosa che non avevo mai pensato (anche perche’ di solito nelle sale server c’è un impianto di videosorveglianza)

Proprio per questo motivo anni fa, rimaso sconcertato vedendo scritta (con lo spray) su un muro del corridoio la scritta “S. scopa in sala server” . Si trattava di un corridoio di una struttura pubblica e quindi immagino che non sia stato mai trovato un colpevole (visto il via vai di persone), tuttavia sul momento ingenuamente pensai che fosse un invito al personaggio in questione a pulire in sala server perchè magari qualche dirigente maniaco della pulizia la ritenesse sporca.

Poi un dipendente della struttura mi spiegò che si vociferava di alcune tresche (storiacce!) appunto tra il famigerato S. e una sua collega.

Certo pero’ che utilizzare la sala server in questo modo non è il massimo, considerando la temperatura che dovrebbe essere attorno ai 18-20 gradi ! :)

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