L’ APP “buona” che promuove la sincerità e allontana i bulli

“To be honest” (ad essere sinceri, in italiano) pare stia spopolando negli Usa tra i teenager, si tratta di una APP che permette agli utenti, nascosti dietro un parziale anonimato di scambiarsi complimenti tramite quiz positivi tra amici ed invio di messaggi. Al momento gli iscritti sono oltre un milione e circa 150 milioni i quiz scambiati ; numeri in crescita per una APP disponibile da appena due mesi. Una volta iscritti a TBH (la sigla di to Be Honest) si entra in contatto con gli altri iscritti presenti nella propria rubrica telefonica; questo assicura che non ci siano sconosciuti tra i nostri contatti.

I sondaggi che vengono proposti su “to be honest” , sono  del tipo “chi ascolta di più” o “chi ha il miglior sorriso” , promuovono la sincerità e allontanano gli utenti dalla tentazione di usare l’anonimato per offendere o molestare altri membri della piattaforma.

L’anonimato, che tanto piace ai teenager che frequentano social simili a TBH, spesso rischia di essere usato per pubblicare offese, proprio per questo TBH propone un anonimato parziale: quando si viene scelti in un sondaggio vengono dati indizi su chi ha espresso quel parere, senza però svelarne l’identità.

TBH prevede anche una premialità per chi viene scelto nei quiz: chi ottiene più preferenze può ottenere punteggi che consentono di sbloccare alcune funzioni del programma. L’ APP, che in poche settimane ha scalato la classifica dei software per smartphone più scaricati negli Stati Uniti (al momento è disponibile solo negli USA), è una alternativa a piattaforme molto gettonate come ThisCrush e Sarahah, conosciute anche dagli adolescenti italiani e spesso utilizzate per atti di bullismo online.

Le piattaforme che consentono di interagire con altri utenti in maniera anonima, hanno avuto negli ultimi anni, grande successo specialmente tra i teenager.

ThisCrush  ad esempio, nasce con l’obiettivo di dare la possibilità, attraverso l’anonimato, di superare l’imbarazzo di fronte ad un colpo di fulmine adolescenziale; come accade però nel mondo della Rete, in diversi casi questa opportunità è stata utilizzata per inviare insulti ed offese. Un fenomeno spesso ignoto ai genitori, che rischia di danneggiare l’autostima delle vittime e di esporli ad una gogna mediatica (in alcune di queste piattaforme la vittima può solo ricevere messaggi senza poter rispondere e senza poter bloccare i bulli).

Perizia informatica preventiva in azienda : utile per prevenire problemi

La perizia informatica non è solo uno strumento da usare dopo che il crimine informatico è stato compiuto; una corretta analisi della rete dati aiuta a prevenire possibili crimini informatici.

Mi capita spesso di essere contattato da imprenditori che sospettano furti di dati aziendali ad opera di dipendenti /ex dipendenti /collaboratori  o accessi degli stessi ad informazioni riservate e chiedono una perizia informatica sulla loro rete dati e sui dispositivi compromessi.

L’abitudine (tipicamente nostrana) di mettere riparo , o meglio , sperare di farlo, solo dopo che il danno è stato fatto, continua a fare le sue vittime.  La rete aziendale, spesso frutto del lavoro di professionisti (o sedicenti tali) diversi,  continuamente utilizzata dagli utenti,  può prestarsi facilmente, in assenza di opportune precauzioni, ad azioni di accesso non autorizzato alle risorse informatiche aziendali. Spesso  una perizia informatica , viene richiesta dal proprietario dell’azienda , solamente dopo che gli episodi di danneggiamento o furto dati sono avvenuti, per essere utilizzata in un processo giuridico. non sempre, in questi casi si riesce però , per l’imprenditore, ad ottenere il risultato sperato (cioè recuperare i dati cancellati , individuare,magari a distanza di settimane o mesi, la traccia informatica lasciata da chi ha compiuto,  l’accesso abusivo al sistema informatico, etc).

L’informatica e analisi forense (computer forensics) ; cioè la scienza che studia soluzioni per conservare, proteggere, estrarre dati informatici da valutare in un processo giuridico  con particolare riferimento alla soluzione di casi legati ai crimini informatici (compresi quelli realizzati con l’uso di un computer o smartphone) non entra in gioco, a dispetto di quanto la fiction televisiva vuole far credere,  solamente dopo che il crimine è stato compiuto.

Come agire quindi per prevenire possibili problemi sulla propria rete dati aziendale? Da un lato avvalendosi di un esperto informatico per una perizia informatica preventiva che possa mettere in luce vulenerabilità della rete dati , suggerendo le modifiche; dall’altro realizzando, sempre grazie da un supporto specializzato, una corretta documentazione e formando i propri dipendenti all’uso consapevole di Internet e delle attrezzature informatiche. In tal modo, i dipendenti vengono anche informati su quali operazioni sono consentite e quali invece non sono autorizzate.

A chi affidarsi allora per prevenire possibili crimini informatici nella propria azienda? Come prima cosa occorre resistere alla tentazione di coinvolgere amici o parenti nella speranza di risparmiare, senza però conoscere le reali competenze informatiche della persona a cui ci affidiamo. Nella sicurezza informatica e nell’analisi forense è indispensabile conoscere hardware e software, sistemi di archiviazione (la sicurezza dei dati passa sopratutto per una corretta politica di salvataggio e archiviazione dei dati), sistemi operativi , dispositivi di rete, antivirus e applicativi per la sicurezza informatica .

Prima di avventurarsi in un’impresa dall’esito incerto (e qualunque iniziativa imprenditoriale ha sempre esito incerto e una certa componente di rischio!) occorre affidarsi ad un tecnico competente, in fondo è la stessa cosa che facciamo quando pensiamo alla nostra salute e scegliamo il miglior medico. Perchè quindi non fare la stessa cosa per la salute dei dati della nostra azienda?

Ecco le APP per evitare le telefonate commerciali indesiderate

Le telefonate commerciali sono  a volte  indesiderate e ci raggiungono ovunque grazie al telefonino, ecco qualche suggerimento per evitare fastidiose chiamate commerciali non desiderate.

Telefonano ad ogni ora del giorno (e a volte anche la sera!), per proporre offerte commerciali di tutti i tipi: contratti telefonici con operatori che propongono offerte sensazionali, utenze domestiche con tariffe agevolate e abbonamenti TV per vedere sport e film a prezzi scontatissimi. Sono proprio loro: i temutissimi operatori commerciali , che con insistenza vogliono proporci offerte a loro dire imperdibili, magari proprio mentre stiamo mangiando o nel bel mezzo di una riunione lavorativa.

Evitare di rispondere ai numeri sconosciuti non è sempre la scelta migliore , perché si rischia di non rispondere a qualche telefonata importante; esistono quindi delle soluzioni per cercare di difendersi dalle chiamate commerciali non desiderate che arrivano al nostro telefonino o al numero fisso di casa. Il primo strumento a disposizione è il Registro Pubblico delle Opposizioni   un servizio nato nel 2011 che permette agli Abbonati ad elenchi telefonici pubblici che non vogliono più ricevere chiamate dagli operatori di telemarketing per attività commerciali, promozionali (o per il compimento di ricerche di mercato tramite l’uso del telefono), di “opporsi” alle telefonate indesiderate.

Gli abbonati che figurano negli elenchi telefonici pubblici possono iscriversi GRATUITAMENTE al Registro delle Opposizioni L’iscrizione al Registro Pubblico delle Opposizioni, tale iscrizione può avvenire via telefono , internet o raccomandata ed è a tempo indeterminato. Gli operatori che fanno telemarketing devono attenersi al Registro e non possono effettuare chiamate verso i numeri iscritti al Registro. Questo metodo non ci mette però al riparo dagli operatori che hanno raccolto dati forniti in modo consensuale dagli abbonati (ad esempio tramite promozioni, tessere per raccolte punti, etc ) , in tal caso la procedura per evitare le telefonate prevede qualche passaggio in più (sul sito si trovano tutte le informazioni).

Se poi vogliamo evitare di essere tormentati sul nostro telefonino, possiamo avvalerci della tecnologia e ricorrere ad alcune App utili per individuare e bloccare gli spammer telefonici. E’ il caso di APP come “ID Chiamante e blocc – Caller ID for REAL” che si basa su un database internazionale di numeri segnalati dagli utenti. Caller ID For Real offre un modo semplice e gratuito per bloccare telefonate indesiderate finalizzate al telemarketing, frodi, scam, promozione di gioco d’azzardo illegale, offerte di prestiti, pubblicità di assicurazioni, phone phishing, indagini di mercato, servizio clienti e altro ancora.

Se poi siete indecisi se rispondere o meno ad un numero sconosciuto, potete approfittare di siti come Tellows (   disponibile anche come APP) per scoprire se il numero che vi sta chiamando vuole proporvi qualche offerta commerciale.

Perdere foto dello smartphone provoca stress

Oltre il 70% degli utenti intervistati da una nota azienda informatica, teme che un attacco informatico possa danneggiare il proprio PC o il proprio smartphone causando perdita di dati , in particolare di foto e documenti importanti.

Allo stesso tempo, l’indagine rivela che la paura di perdere le foto scattate con lo smartphone è una fonte di stress maggiore della fine di una storia sentimentale o di un incidente automobilistico non grave. Secondo Kaspersky Lab , solo la malattia di un familiare peserebbe di più, per gli intervistati (oltre 16mila , dai 16 anni in su , provenienti da 17 paesi del globo) rispetto alla perdita della propria “memoria” digitale. Paradossalmente nonostante il rischio di perdere foto e dati sia concreto, circa la metà degli utenti non utilizza misure di sicurezza basilari come il PIN o una password;il primo consiglio per salvaguardare i dati è quindi quello di provvedere a configurare una password efficace sui propri dispositivi informatici, il secondo consiglio è quello di installare un software per prevenire attacchi di virus, malware e hacker. Spesso è la disattenzione a causare la perdita di dati: il 19% degli intervistati ha affermato di aver perso documenti in seguito a causa della propria disattenzione, il 23% a causa di danneggiamento del dispositivo.

Le foto e i video sono le informazioni personali considerate più preziose dagli utenti, circa il 44% di loro ha dichiarato di aver perso questo tipo di dati archiviati su smartphone, il 30% su tablet e il 37% su PC. L’89% salva sul computer tutte le foto che scatta, l’86% sul telefonino e il 59% su tablet; la soluzione più semplice per prevenire possibili perdite di dati è sicuramente quella di fare un backup su cloud. A questo scopo, siti come Google permettono gratuitamente di salvare online periodicamente i dati presenti su smartphone o su PC ,in maniera automatizzata (entro un limite massimo di alcuni Gb di dati) , soluzioni simili vengono fornite agli utenti da alcune aziende produttrici di smartphone che consentono agli utenti di salvare sui propri sistemi i dati custoditi nei cellulari (non solo foto, ma anche la rubrica telefonica), per chi invece volesse fare un backup sul proprio computer, basterà utilizzare i software disponibili sul sito del produttore del proprio dispositivo mobile.

Il Malware WannaCry infetta PC in oltre cento paesi

La nuova minaccia informatica globale si chiama WannaCry ed ha già raggiunto i computer di oltre cento paesi diversi. Alcune semplici regole per prevenire problemi al proprio PC

Si chiama WannaCry, è un pericoloso software malevolo ed in questi ultimi giorni il suo nome è apparso sulle prime pagine dei quotidiani di tutto il mondo. Si tratta di un malware (software creato per danneggiare i computer su cui viene eseguito) o meglio di un ransomware: software che infetta i computer occultando i dati degli utenti in maniera tale da obbligarli a versare un riscatto per ottenere il codice necessario per recuperare i dati.

L’attacco sfrutta una falla di sicurezza di alcune versioni di Windows; andando a colpire quei computer che non sono stati aggiornati nelle ultime settimane (il software in grado di correggere il problema è stato rilasciato infatti a Marzo, ma spesso gli aggiornamenti di sicurezza automatici non vengono attivati dagli utenti..a proposito, voi avete aggiornato il vostro sistema!?). La disattenzione può però costare cara: il riscatto da pagare (NB: operazione sconsigliata da alcuni siti!) se si viene colpiti da WannaCry può arrivare a 500 dollari (da versare online entro poche ore dal contagio); si stima che nel portafogli virtuale dell’autore del malware siano già finiti circa 100.000 dollari (cifra in fondo assai modesta), con oltre 200.000 computer infettati.

L’epidemia informatica ha subito scatenato rumors sui presunti autori: chi ha affermato che si trattasse di un malware diffuso da enti governativi per spiare gli utenti, chi ha scomodato addirittura organizzazioni terroristiche o potenze asiatiche. La realtà è ben diversa: si tratta infatti  di un’infezione che si è diffusa velocemente poiché sfrutta una vulnerabilità che era stata sottovalutata da molti nonostante in rete fosse disponibile una patch (software in grado di annullare i pericoli di infezione ) da oltre due mesi. In internet intanto si iniziano a diffondere le prime versioni di software in grado di recuperare i dati dai PC infetti senza dover pagare il riscatto: si tratta di WanaDecrypt ed in sostanza riesce a recuperare dalla memoria RAM del computer i numeri primi utilizzati per generare la chiave crittografica asimmetrica usata dal malware per crittografare i dati dei PC infetti. Per permettere a questo software di salvare i dati occorre però agire in fretta e senza spegnere il Pc o resettarlo : i dati presenti nella RAM in tali casi verrebbero infatti sovrascritti. Mentre il mondo si interroga sull’identità degli autori di WannaCry, vale la pena continuare a ricordare alcune norme semplici per evitare perdite di dati: antivirus e sistemi operativi sempre aggiornati, copia dei dati importanti su un disco esterno (meglio se tenuto spento quando non si usa) e massima attenzione durante la navigazione online su siti potenzialmente sospetti.

La sicurezza di whatsapp: ecco come aumentarla

Software come Whatsapp e Telegram o altre applicazioni di IM (messaggistica istantanea) sono ormai di uso comune, tra adulti e giovani. Capita spesso, purtroppo, di venire a conoscenza di episodi poco piacevoli legati ad un utilizzo poco attento di smartphone e tablet, con conseguenti rischi per la nostra privacy.

Prima ancora di iniziare a parlare di consigli tecnici su come proteggersi da eventuali “curiosi” intenzionati a spiare le nostre conversazioni online (in questo caso presenti sui nostri dispositivi mobili, ma potenzialmente anche sul PC) occorre ricordare che la sicurezza di un sistema informatico (quale appunto il computer o uno smartphone) è fondamentalmente legata a buone pratiche di utilizzo di questi strumenti da parte del proprietario. Il consiglio più importante è chiaramente quello più scontato (ma non troppo) , ovvero: non lasciare incustodito il proprio smartphone (o comunque impostare un codice di sicurezza che non permetta ad estranei di sbloccare il telefonino ) e non installare applicazioni di “dubbia provenienza” (che potrebbero installare a nostra insaputa, software in grado di accedere ai nostri dati riservati o peggio inviarli ad eventuali malintenzionati) , controllando tramite motori di ricerca l’affidabilità delle varie applicazioni.

Occorre fare attenzione poi ai cosiddetti sistemi di messaggistica istantanea che funzionano anche tramite Web (ad esempio usando il meccanismo dei QR-Code). In questo caso, una volta aperta la “sessione” su un computer , diventa possibile visualizzare anche su quel Pc le conversazioni che partono dal nostro telefono. Chiaramente non è così semplice poter attivare una sessione via web: occorre infatti riuscire ad impadronirsi, anche solo per alcuni attimi, del telefono della vittima che si vuole spiare e usarlo per attivare su un computer una nuova sessione. E’ possibile chiaramente, visualizzare sul proprio smartphone, la presenza di sessioni attive su altri dispositivi, controllando tra le impostazioni Whatsapp Web ( ad esempio nel caso di Whatsapp) e procedendo alla chiusura forzata delle stesse qualora si notassero anomalie. Molti pericoli possono arrivare poi dai cosiddetti malware (che spesso vengono scaricati ed installati sullo smartphone dalla vittima stessa in modo inconsapevole) , occorre prestare attenzione quindi a non aprire messaggi provenienti da numeri sconosciuti e d evitare di cliccare su link “sospetti” . Infine ricordiamoci di controllare periodicamente gli aggiornamenti di sicurezza dei software installati nei nostri dispositivi mobili : i programmatori software ,appena viene scoperta una vulnerabilità, procedono a distribuire nuove versioni sicure del loro software, in grado di resistere ai tentativi di intrusione. Ricordiamo appunto, che a volte, la sicurezza predefinita di un software, impostata dai programmatori, rischia di essere messa in difficoltà proprio dalla leggerezza con cui usiamo i dispositivi di comunicazione.

Per finire, ricordiamo inoltre che è possibile effettuare un backup delle chat Whatsapp usando sia il software di backup fornito con il proprio smartphone ,che ricorrendo a sistemi come Google Drive o analoghi servizi cloud disponibili sul mercato.

Web e disinformazione: terremoto e inutili allarmismi

Dopo ogni tragedia assistiamo alla diffusione di infondati allarmi,anche nel caso del terremoto del Centro Italia. Forse sarebbe ora di informarsi meglio.

L’informazione corre (veloce) sul web e spesso purtroppo anche la disinformazione. Purtroppo e’ proprio la disinfomazione a correre piu’ velocemente, spinta dalla buona fede del popolo del web che di fronte a tragedie piccole e grandi come il terremoto che ha colpito il Centro Italia il 24 Agosto scorso, cerca di informare del pericolo piu’ persone possibili.

Questo si ripete purtroppo in occasione di eventi drammatici come i terremoti che (purtroppo) il nostro Paese tristemente conosce. E dopo ogni sisma (come quello dello scorso 24 Agosto) siamo costretti a vedere scorrere sui social,  i soliti inopportuni aticoli sull’ esperto “tal dei tali” che afferma che nelle case hanno usato piu’ sabbia che cemento per il calcestruzzo.

Basta cercare su qualche sito di settore (o chiedere al vostro muratore di fiducai!) per  scoprire che in proporzione la sabbia usata per il cemento amato e’ sempre quantitativamente maggiore rispetto al cemento , ancora maggiore e’ la quantita’ di ghiaia inserita nell’impasto.

Il ruolo del cemento e’ appunto quello di fare da legante (collante) tra i vari inerti utilizzati (si veda qualche link in proposito alla composizione del calcestruzzo)

Altro argomento che scandalizza il popolo del web e’ il fatto che dalle immagini e dai commenti in TV sembrerebbe  che alcuni edifici (anche di edilizia pubblica) non fossero a norma (e di conseguenza sono stati lesionati seriamente durante il terremoto) , qualcuno e’ rimasto scandalizzato vedendo i cordoli in cemento armato realizzati sopra ai muri esistenti delle case antiche.

Si assiste quindi alla solita proliferazione di articoli “acchiappa click” condivisi in buona fede dai frequentatori di social,  salvo poi scoprire, anche stavolta, che questa pratica ( utilizzo di cordoli in cemento) nei decenni passati era assai utilizzata e in linea con le leggi dell’epoca (si veda questo articolo sulle diverse soluzioni per i cordoli in sommita’ l’intervista recente all’architetto Fuksas dopo i crolli dovuti al sisma del Centro Italia del 24 agosto 2016 )

Come non parlare poi della notizia di case crollate nel terremoto di Amatrice (o meglio di Accumoli , dove si e’ registrata la scossa piu’ elevata) in cui era presente polistirolo ..anche in questo caso  si grida allo scandalo e le foto di pannelli di polistirolo ritrovati in mezzo alle macerie fanno il giro del web.anche in questo caso pero’ nessuno ricorda che il polistirolo (assieme ad altri materiali) viene usato in edilizia per garantire l’isolamento termico (che in localita’ montane come Amatrice puo’ fare comodo!)

Ulteriore polemica che gira in rete e’ quella sul fatto che in Italia i soldi destinati a ristrutturazioni e adeguamenti sismici finirebbero sempre nelle mani di professionisti e imprese disoneste che fanno economia sui materiali a discapito di chi poi vede la propria abitazione crollare al primo terremoto. Anche qui occorre fare le doverose precisazioni, ricordando che la magistratura, come sempre dopo questi gravi episodi, ha aperto delle inchieste per individuare le responsabilita’.

Non bisogna fare l’errore di confondere adeguamento sismico e miglioramento sismico.  Si tratta di due diverse modalita’ di intervento con finalita’ differenti e con costi molto diversi da loro: <<La differenza tra l’Adeguamento ed il Miglioramento, quindi, risiede fondamentalmente, o meglio esclusivamente, nel livello di sicurezza che si consegue realizzando l’intervento; nel primo caso si raggiunge una resistenza pari a quella di un edificio di nuova costruzione mentre, nel secondo caso, non vi è alcun limite da raggiungere ma solo l’obbligo di indicare quale sia il valore a cui ci si attesta con l’esecuzione dell’intervento.

Si ha, quindi, il modo di acquisire la consapevolezza sul grado di sicurezza finale che sarà posseduto dalla struttura e, al contempo, la possibilità di valutare anche l’efficacia della soluzione prescelta, a fronte dell’investimento necessario a realizzare l’intervento.>>

(fonte: Ingenio Web )

Nel caso del tipo di intervento e’ quindi legata alle aspettative del committente e alle risorse economiche disponibili, aspetto decisamente non da trascurare.  Chiaramente  il “miglioramento sismico” non e’ un intervento inutile, anzi, in entrambi i casi occorre che i professionisti coinvolti (progettisti ed imprese) siano aggiornati sulle tecniche piu’ efficaci di intervento e possano informare e consigliare in modo opportuno il committente.

E se invece di passare le giornate a condividere queste inutili notizie decidessimo di fare qualcosa di utile per aiutare chi ha perso casa ed affetti a causa del terremoto ?

La tua pagina facebook ha tanti fan ma poche interazioni? Ecco dove sta il problema!!

Probabilmente sei arrivato su questo articolo perchè hai scoperto  che, nonostante la tua pagina Facebook abbia migliaia di fan (o follower o seguaci, che dir si voglia) e i tuoi post siano mediamente ben curati e con belle foto, i  “like” sono pochi, nessuno condivide i tuoi post e i commenti sono pari a zero.

Ok, evidente che la colpa non è dei tuoi seguaci, ma di chi hai incaricato di gestire la pagina o di chi ha delegato altri a gestirla dando per scontate alcune cose che invece scontate non sono. Se mancano i like e le condivisioni, probabilmente i tuoi post non sono abbastanza interessanti e coinvolgenti, quindi sicuramente la strategia di comunicazione è stata pensata in modo sbagliato.

A proposito,  è stata pensata, si? Oppure hai dato per scontato che su Facebook basta scrivere “Ciao, vieni a comprare il mio nuovo prodotto!” in un post e subito fioccano i  “like”,  arrivano telefonate da tutto il mondo di persone che vogliono i tuoi prodotti e sono pronti a rimanere svegli anche tutta la notte in attesa che sulla tua pagina appaia un post da ricondividere ai loro contatti?

Se lo hai dato per scontato, beh forse sei stato, ehm..come dire.. esageratamente ottimista?! O forse il problema è altrove? Cerchiamo di analizzare cosa è successo: come avrai capito, i fan della tua pagina, quando mettono un  “lik” o condividono una foto sono spinti non da un interesse economico ma da un mix di fiducia, affetto, ammirazione verso il tuo brand, non a caso si parla di engagement  : termine che nel gergo della Rete appunto indica il coinvolgimento dei tuoi fan con la tua pagina social aziendale.

La stessa parola in inglese traduce anche il concetto di “impegno” o “fidanzamento” , quasi per ricordare che il legame che si crea tra un brand e i suoi utenti pu diventare talmente forte che i clienti quasi provano affetto per quel marchio, al punto da diventarne  testimonial tra parenti e amici (pensiamo ai tanti amanti di moto e automobili che comprano sempre e solo modelli di una certa marca o quelli che comprano smartphone solamente di un ben preciso brand e non vogliono saperne di altre aziende concorrenti)

Ok, ma tutto questo non succede con la tua pagina facebook aziendale o meglio, i like ci sono ma sono 2 o 3 su ogni post nonostante i tuoi 15.000 fan..

E qui probabilmente qualcuno ti direbbe: <<15.000 fan non sono pochi,ma quanto hai lavorato per ottenerli?>> Magari quello che te lo dice ha anche lui una Pagina Fb aziendale e nonostante i suoi fan siano solo 200, ogni suo post ha almeno 10-12 “like” , ogni tanto qualcuno commenta per testimoniare la sua soddisfazione per il prodotto…

A questo punto forse abbiamo forse individuato il problema!

Fammi di nuovo provare ad indovinare: un giorno sei stato contattato da un’ agenzia di webmarketing, che ti ha promesso di far diventare molto popolare la tua pagina facebook , garantendoti più di 10.000 fan in pochissimo tempo. Ti avranno detto che la pubblicità online è l ‘anima del commercio e che quindi, con 10.000 fan avresti avuto 10.000, anzi, 20.000 occhi puntati sui tuoi prodotti e 10.000 indici pronti a cliccare sul tasto “like” sotto ad ogni tuo post.

Ti avranno detto che rispetto a stampare 10.000 depliant (con ulteriori costi di distribuzione) avresti risparmiato sicuramente..Tu giustamente non ti sei mai chiesto la provenienza di questi 10.000-15.000 nuovi fan, non hai pensato che i fan si possono anche “comprare” a blocchi di 1000 o 10.000 come fossero uova al supermarket.

Giusto per la cronaca, cercando in rete si scopre che 5000 fan FB possono essere comprati a 90 euro circa, un prezzo decisamente più conveniente rispetto alle uova . Il problema è che mentre le uova non devono interagire con la tua pagina, i fan dovrebbero. Ecco, i tuoi fan non lo fanno proprio perchè magari non sanno neppure di essere iscritti alla tua pagina, non parlano la lingua con cui scrivi i tuoi post, o forse perchè semplicemente non corrispondono a persone reali.

Il resto della storia lo sappiamo: pochi like, nessuno dei 10.000 “fan” ti ha contattato per chiedere informazioni sui tuoi prodotti, nessuno ha condiviso i tuoi post sul suo profilo.Decisamente un risultato poco soddisfacente.

Come avrai capito quindi se hai tanti fan sulla tua pagina ma pochi like o condivisioni, hai fatto un errore a seguire questa strategia, che sicuramente ti garantisce un numero di fan tale da non sfigurare quando fai vedere ai tuoi amici la pagina social del tuo brand..ma certamente non questo il tuo interesse.

Oltre al danno, la beffa: potrebbe capitare che il tuo social, da un momento all\’altro decida di tagliare tutti gli account falsi, come ha fatto Instagram pochi giorni fa, chiudendo 20 milioni di profili falsi. Anche la tua pagina rischierebbe di perdere fan ? Se sono fan “piovuti dal cielo” a blocchi di qualche migliaio alla volta, probabilmente si!

Bene, ora viene la parte difficile: darsi da fare per trovare dei fan veri e coinvolgerli nei post della tua pagina

Le APP per i genitori che vogliono stare più tempo con i figli

Con la parola APP intendiamo un programma informatico in grado di funzionare sui cellulari (o meglio sugli smartphone) e sin generale sui dispositivi mobili di ultima generazione. Si trovano APP per tutti i gusti: dai videogiochi alle applicazioni per l’ufficio, dalle APP per sportivi a quelle per la cucina. L’ APP di cui parliamo oggi si chiama Mini Hug (piccolo abbraccio) ed ha una funzione particolare: aiuta genitori e figli a passare più tempo assieme. A dire il vero è particolare anche l’ideatrice di questa APP, perchè ha solamente sette anni e si chiama Lia.

Tutto ha inizio quando la piccola Lia, rivolgendosi al papà Erwan (sviluppatore di applicazioni informatiche per un’azienda di Singapore) gli chiede di realizzare un’ App in grado di aiutare le sue amiche a stare più tempo con i propri genitori; problema che per sua fortuna lei non ha.

Il papà di Lia prende sul serio la proposta e assieme alla figlia, lavora per oltre un anno sul progetto, fino a realizzare Mini Hug (il nome è stato deciso dalla piccola ideatrice dell’APP) : software per smartphone e tablet che viene rilasciato gratuitamente e tradotto in nove diverse lingue.

Il funzionamento di Mini Hug è semplice: l’utente che decide di installarla può creare un profilo per ogni figlio e annotare tutte le attività svolte assieme, ottenendo un punteggio per ognuna di queste esperienze. E’ poi possibile condividere sui social network questi punteggi e persino competere con altri genitori. Secondo lo sviluppatore è proprio questa competizione a incentivare i genitori a realizzare più punti e quindi a trascorrere con i propri figli più tempo possibile.

Mini Hug non è l’unico software che è stato sviluppato per permettere a genitori e figli di trascorrere più tempo assieme; diverse startup (aziende che operano sopratutto nel campo tecnologico ) si sono adoperate per fornire soluzioni che aiutino le famiglia a rimanere unite e vivere nel migliore dei modi ogni minuti che si trascorre con i propri cari.

Molti interessante è il progetto lanciato da due coniugi romani con il loro sito www.aroundfamily.it : una sorta di guida per aiutare le famiglie a trovare locali e strutture ricettive a misura di bimbo, dove trascorrere un weekend senza stress e in modo divertente per i più piccoli.

Altra APP interessante, ideata anche questa da una famiglia italiana è “Save the mom” ( http://www.savethemom.com/ ), una APP che permette di condividere foto, messaggi vocali e appunti tra i vari componenti della famiglia. In pratica con Save the Mom è possibile raccogliere in un unico luogo (virtuale) tutte le informazioni che solitamente sono sparpagliate in casa tra sms, post-it e telefonate. Insomma, non saranno certo le APP a spiegare ai genitori come migliorare il proprio rapporto con i figli, ma sicuramente potranno dare un valido contributo.

Il fenomeno dei selfie: moda o narcisismo?

Selfie è una delle parole più utilizzate degli ultimi mesi, un termine che potremmo provare a tradurre con “autoscatto” ma in realtà sarebbe una definizione imprecisa. Più propriamente un selfie è un autoscatto che viene poi condiviso su Internet attraverso le varie piattaforme di social networking (Facebook, Instagram , Twitter,etc) grazie agli ormai diffusissimi smartphone.
Il fenomeno, è letteralmente esploso grazie anche al risalto che i media hanno dato ad alcuni scatti famosi, tra cui quelli realizzati da VIP dello spettacolo, politici, sportivi.
Persino il Santo Padre si è lasciato fotografare assieme ad alcuni ragazzi appunto in una posa “selfie” durante un incontro con i fedeli.

Ma non sono solo i personaggi famosi a lasciarsi immortalare; sul web il fenomeno spopola tra la gente comune, coinvolgendo persone di ogni età: sono oltre 6,3 milioni gli autoscatti che sono stati catalogati sul web, tra cui foto di ragazzi che si ritraggono assumendo espressioni buffe o selfie di turisti che si riprendono davanti a monumenti famosi (il 14% degli scatti analizzati riprende paesaggi britannici, ma pare che il Colosseo sia il monumento più ritratto nei selfie, addirittura qualche museo incentiva i visitatori a fotografarsi davanti ad opere famose in modo da sfruttare l’effetto virale dei social network per promuovere mostre ed eventi culturali); non mancano ovviamente i selfie realizzati per mostrare un vestito nuovo, un nuovo taglio di capelli o l’abbronzatura; insomma per cercare di valorizzare il proprio look. Una moda che è ormai diffusa a livello planetario, tanto che il termine selfie è stato inserito nel dizionario
Oxford English
che nella definizione recita: una fotografia che uno scatta a se stesso, in genere con uno smartphone o una webcam e che viene caricata su uno dei social media. Di selfie si sono interessati persino filosofi e specialisti, tra cui l’
American Psychiatric Association (APA).

Qualcuno lo descrive come una pratica egocentrica, altri parlano di una paura ingiustificata di essere brutto, che porterebbe a cercare rassicurazioni verificando il numero di like che ricevono le proprie foto inviate sui social network. Il prof. David Veale (psichiatra, docente al Kings College di Londra ) evita di parlare di dipendenza, indicando piuttosto il farsi dei selfie come un sintomo moderno della dismorfofobia che potrebbe portare le vittime a verificare continuamente il proprio aspetto:  “Si tratta certamente di narcisismo, veicolato attraverso un mezzo contemporaneo afferma la nota psicanalista  Marisa Fiuman. – Il problema che emerge è quello della ricerca dello sguardo altrui, sguardo che ora si cerca online perché probabilmente non si trova più altrove.
Il problema forse è proprio questo:invece di parlarsi guardandosi negli occhi si preferisce farlo attraverso uno schermo.