Rischi per la Privacy, Siti Web e APP: le tue APP rispettano il GDPR ?

Qualche giorno fa una persona mi ha detto: << voglio mettermi a sviluppare APP e siti web, visto che è il mestiere del futuro..in fondo, basta conoscere WordPress per fare un sito!>>

La persona in questione, pur denotando una buona volontà da ammirare, ha trascurato un piccolo dettaglio: la sicurezza informatica..e di conseguenza tutti gli aspetti legati alla protezione dei dati personali di utenti di APP e siti web. Si tratta chiaramente di un aspetto spesso trascurato, ma molto importante.

Quante tra le  APP che utilizzate, magari realizzate da esercizi commerciali locali per velocizzare le operazioni di prenotazione di tavoli al ristorante o accesso al sito di e-commerce, hanno una privacy policy adeguata?

Quanti dei siti  web che visitate, hanno una chiara ed adeguata privacy policy in grado di spiegare a chi vengono comunicati i vostri dati personali (ebbene si:tra i dati personali rientrano anche indirizzi email, indirizzi Ip, cookie analitici e di profilazione)

Qualcuno dirà: << ma in fondo, a cosa serve la privacy policy in una APP o in un sito?quali rischi ci sono?>>

Semplice, una privacy policy realizzata in modo conforme alla normativa serve a tutelare voi e i vostri dati. Sopratutto serve a garantire la conformità con il  Regolamento Generale per la Protezione dei Dati ( GDPR) ed evitare di conseguenza pesanti sanzioni per il titolare del sito web o della APP.

Cosa scrivere nella privacy policy per essere in regola con il GDPR?

Si vedono spesso, pagine con privacy policy “standard” contenenti indicazioni generiche o prive di alcune informazioni. L’art. 13 del GDPR    indica chiaramente quali indicazioni devono essere presenti dell’informativa da fornire a coloro a cui si riferiscono i dati che stiamo trattando (c.d. “interessati”): <<In caso di raccolta presso l’interessato di dati che lo riguardano, il titolare del trattamento fornisce all’interessato, nel momento in cui i dati personali sono ottenuti, le seguenti informazioni:

a) l’identità e i dati di contatto del titolare del trattamento e, ove applicabile, del suo rappresentante;

b) i dati di contatto del responsabile della protezione dei dati, ove applicabile;

c) le finalità del trattamento cui sono destinati i dati personali nonché la base giuridica del trattamento;

d) qualora il trattamento si basi sull’articolo 6, paragrafo 1, lettera f), i legittimi interessi perseguiti dal titolare del trattamento o da terzi;

e) gli eventuali destinatari o le eventuali categorie di destinatari dei dati personali;

f) ove applicabile, l’intenzione del titolare del trattamento di trasferire dati personali a un paese terzo o a un’organizzazione internazionale e l’esistenza o l’assenza di una decisione di adeguatezza della Commissione o, nel caso dei trasferimenti di cui all’articolo 46 o 47, o all’articolo 49, secondo comma, il riferimento alle garanzie appropriate o opportune e i mezzi per ottenere una copia di tali dati o il luogo dove sono stati resi disponibili. >>

Ricapitolando: non basta scrivere genericamente  che <<i dati saranno trattati dal titolare del trattamento>> ma occorre indicarne la ragione sociale e i contatti; occorre inoltre indicare le finalità del trattamento (ovvero per quali motivi trattate quei dati) e la/le basi giuridiche in base alle quali i dati vengono trattati (es: riferimenti ad eventuali leggi che vi autorizzano a trattare dati, riferimenti a contratti , etc). In mancanza di una valida base giuridica non è possibile trattare i dati (in altre parole: non potete raccogliere i dati ed elaborarli!),quindi, prima ancora di mettere online il vostro sito o la vostra APP, se utilizzate queste piattaforme per raccogliere dati, individuate una VALIDA BASE GIURIDICA e valutate in quale caso è necessario chiedere il CONSENSO all’interessato al trattamento dati!

Ok,ma chi potrebbe mai contestare il modo in cui la mia APP o il mio sito raccoglie i dati?

La risposta è molto semplice: qualunque persona che,  visitando il sito o scaricando la APP,  riscontrasse una raccolta dei suoi dati, senza l’avvenuta consegna di una opportuna informativa. Come ricorda l’art 13 del GDPR, il titolare del trattamento dati (l’azienda che raccoglie i dati dei visitatori del sito o degli utenti della sua APP) deve fornire l’informativa nel momento in cui ottiene i dati. Chiunque può rivolgersi direttamente al Garante per la Protezione dei Dati Personali  per segnalare trattamenti dati effettuati in maniera non conforme ai regolamenti europei e nazionali.

 

Garante privacy: dopo furto dati dei social, il garante invita a prestare attenzione al SIM SWAPPING

Dopo il furto di dati di alcune piattaforme social, il Garante apre un’istruttoria   e avverte che l’utilizzo dei dati provenienti dalla violazione è illecito.
Utenti invitati a prestare particolare attenzione a possibili anomalie sui propri cellulari o account

Il Garante per la protezione dei dati personali ha avviato un’istruttoria nei confronti di un noto social network, a seguito della violazione dei sistemi del social network che ha determinato la diffusione di dati deglI utenti, compresi  ID, nominativi completi, indirizzi email, numeri di telefono (usati per l’autenticazione a due fattori), collegamenti ad altri profili LinkedIn e a quelli di altri social media, titoli professionali e le altre informazioni lavorative inserite nei propri profili dagli utenti.

Contestualmente, l’Autorità ha adottato un provvedimento con il quale avverte chiunque sia entrato in possesso dei dati personali provenienti dalla violazione che il loro eventuale utilizzo è in contrasto con la normativa in materia di protezione dei dati personali, essendo tali informazioni frutto di un trattamento illecito. L’utilizzo di questi dati, ricorda il Garante, comporta conseguenze, anche di carattere sanzionatorio.

Anche tenuto conto del fatto che l’Italia è uno dei Paesi europei con il numero maggiore di iscritti alla piattaforma, l’Autorità richiama inoltre tutti gli utenti interessati dalla violazione alla necessità di prestare, nelle prossime settimane, particolare attenzione a eventuali anomalie connesse alla propria utenza telefonica e al proprio account.

Questi dati infatti potrebbero essere utilizzati per una serie di condotte illecite, che vanno dalle chiamate e dai messaggi indesiderati sino minacce gravi come le truffe on line o il furto di identità o a fenomeni come il cosiddetto “SIM swapping”, una tecnica utilizzata per violare determinate tipologie di servizi online che usano il numero di cellulare come sistema di autenticazione.

fonte: Sito Garante Privacy

“Elements of AI” : corso Gratuito di Intelligenza Artificiale

Photo Credits: Pixabay

La Fondazione Cotec, attiva nella promozione della cultura dell’innovazione in Italia sotto l’egida della Presidenza della Repubblica, con la partnership accademica dell’Università degli Studi Roma Tre, e con il sostegno della Ministra per l’Innovazione tecnologica e la Digitalizzazione Paola Pisano, ha presentato nei giorni scorsi, il corso online “Elements of AI”. Si tratta di uno strumento gratuito, per incoraggiare un numero più ampio possibile di persone ad imparare cos’è l’intelligenza artificiale: funzionamento, applicazioni e potenziali benefici.

Il corso darà la possibilità a tutti i cittadini di partecipare alla grande rivoluzione dell’intelligenza artificiale, attraverso uno strumento innovativo e liberamente accessibile. L’obiettivo è quello di aumentare le competenze digitali dei cittadini, per sviluppare insieme il sistema operativo del Paese.

L’iniziativa è stata presentata in un Webinar (il filmato dell’evento è disponibile collegandosi al sito www.cotec.it ) venerdì 18 dicembre 2020 alla presenza della Ministra per l’innovazione tecnologica e la Digitalizzazione, Paola Pisano, del Presidente della Fondazione COTEC, Luigi Nicolais, del Rettore dell’Università di Roma Tre, Luca Pietromarchi, del Professore Straordinario della Facoltà di Teologia della Pontificia Università Gregoriana, Paolo Benanti, del Professore Ordinario di Istituzioni di diritto pubblico presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università degli Studi Roma Tre, Carlo Colapietro, del Presidente della Pontificia Accademia per la Vita, Vincenzo Paglia, del Presidente di Fondazione ISI, Mario Rasetti, e della Responsabile Digital Delivery Unit di Eni, Alessandra Fidanzi.

Elements of AI (sito web: www.elementsofai.it ) –“ Elementi di Intelligenza Artificiale” è la versione italiana del progetto creato dall’Università di Helsinki e dalla società Reaktor, su mandato del governo finlandese in collaborazione con la Commissione Europea, per sviluppare le competenze dei cittadini in quest’ambito. Il progetto è già presente in 12 paesi europei, e mira ad essere disponibile in tutte le lingue ufficiali dell’Unione europea entro la fine del 2021. Il corso è gratuito ed è pensato per consentire la più ampia fruizione a chiunque fosse interessato ad approfondire queste tematiche.

L’intelligenza artificiale (IA) è tra le tecnologie digitali che possono trasformare radicalmente il nostro mondo. Una tecnologia che combina e fa interagire dati, algoritmi e computer e che negli ultimi anni ha avuto un progresso eclatante. Il corso combina la teoria con esercizi pratici e ognuno può completarlo seguendo il proprio ritmo. Nella sua interezza “Elements of AI” è composto da 6 capitoli, per un totale di circa 60 ore di lezione. Circa 550.000 studenti si sono già iscritti al corso, che è stato completato da studenti di oltre 170 Paesi; Al termine del corso viene rilasciato un attestato.

Garante Privacy : disposti accertamenti anche per mezzo della Guardia di Finanza nel periodo luglio – dicembre 2020

Nella riunione del 1 Ottobre 2020 il Garante per la protezione dei dati personali, ha deliberato che:

1. limitatamente al periodo luglio-dicembre 2020, l’attività ispettiva di iniziativa curata dall’Ufficio del Garante, anche per mezzo della Guardia di finanza, è indirizzata:

a) ad accertamenti in riferimento a profili di interesse generale per categorie di interessati nell’ambito di:

trattamenti dei dati personali effettuati mediante applicativi per la gestione delle segnalazioni di condotte illecite (c.d. whistleblowing);

trattamenti dei dati personali effettuati da intermediari per la fatturazione elettronica;

trattamenti di dati personali effettuati da Enti pubblici in tema di rilascio di certificati anagrafici e di stato civile, attraverso l’accesso ad ANPR;

trattamenti di dati personali effettuati da società private ed Enti pubblici per la gestione e la registrazione delle telefonate nell’ambito del servizio di call center;

trattamenti di dati personali effettuati da società rientranti nel settore denominato “Food Delivery”;

trattamento di dati personali effettuati da società private in tema di banche reputazionali;

data breach.

b) a controlli nei confronti di soggetti, pubblici e privati, appartenenti a categorie omogenee sui presupposti di liceità del trattamento e alle condizioni per il consenso qualora il trattamento sia basato su tale presupposto, sul rispetto dell’obbligo dell’informativa nonché sulla durata della conservazione dei dati. Ciò, prestando anche specifica attenzione a profili sostanziali del trattamento che spiegano significativi effetti sugli interessati;

2. l’attività ispettiva programmata con deliberazione in data odierna riguarderà, relativamente ai punti a), e b) di cui al punto 1), n. 30 accertamenti ispettivi di iniziativa effettuati anche a mezzo della Guardia di finanza.

Resta fermo che, valutata la sussistenza di eventi di particolare rilevanza, il Collegio può disporre ulteriori attività ispettive.

L’Ufficio può comunque svolgere ulteriori attività istruttorie di carattere ispettivo d’ufficio ovvero in relazione a segnalazioni o reclami proposti.

L’Ufficio informerà il Collegio sull’individuazione dei soggetti di cui ai punti a), e b) e riferirà, alla fine del semestre sull’andamento delle attività ispettive e delle attività istruttorie a carattere ispettivo, a qualunque titolo compiute, ai sensi di quanto previsto dall’art. 9, comma 4, lettera e) del Regolamento n. 1/2000 (come modificato dalla deliberazione n. 374 del 25 giugno 2015).

 

Leggi la notizia completa, qui

Settembre 2020: le email di phishing del mese

Ecco le email di phishing più curiose, tra quelle ricevute nel mese di settembre 2020; come sempre l’invito, una volta appurato che si tratti realmente di un tentativo di truffarvi o di compromettere il vostro PC, è quello di cancellare tali email senza aprire eventuali allegati.

1.La mail dall’OMS …che in realtà proviene da un dominio non legato all’OMS, primo indizio che svela l’inganno!

Oggetto: Organizzazione Mondiale della Sanit

Il testo recita:

Spett. Azienda

A causa del fatto che nella sua zona sono confermati casi di infezione da Coronavirus, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha messo a disposizione un documento che comprende tutte le prudenze necessarie contro l’infezione da Coronavirus. Le consigliamo quindi di leggere il documento incluso in questa mail.

NB: la mail ovviamente in allegato contiene  un file excel (documento_913.xls ) che non è il caso di aprire.

 

PS: Lista in continuo aggiornamento

Modello registro prenotazioni per esercizi riaperti dal 18 Maggio 2020 (DPCM 17 Maggio 2020) e informativa privacy

Dal 18 Maggio 2020 sono state riaperte (come indicato nel DPCM 17 Maggio 2020) diverse tipologie di attività commerciali e produttive. Per alcune di queste (servizi alla persona, ristorazione, attività turistiche, piscine, palestre) sono state indicate le regole da seguire per garantire la sicurezza della clientela e del personale.

Tra le varie misure previste dal DPCM 17 Maggio 2020, viene indicato l’obbligo, per alcune attività di predisporre un registro delle prenotazioni, da conservare per 14 giorni, contenente i dati identificativi dei clienti, da mettere a disposizione delle autorità competenti per ricostruire la catena dei contatti di eventuali clienti risultati positivi al covid-19.

In particolare, per quanto riguarda la RISTORAZIONE, negli esercizi che dispongono di posti a sedere, il DPCM  impone di  privilegiare l’accesso tramite prenotazione e  mantenere l’elenco dei soggetti che hanno prenotato, per un periodo di 14 giorni. In tali attività, ricorda il DPCM 17 Maggio 2020,  non possono essere presenti all’interno del locale più clienti di quanti siano i posti a sedere.
Per le ATTIVITA’ TURISTICHE,  occorre privilegiare l’accesso agli stabilimenti tramite prenotazione e mantenere l’elenco delle presenze per un periodo di 14 gg.  Per le STRUTTURE RICETTIVE : il registro delle prenotazioni , ai fini del DPCM 17 Maggio 2020 viene predisposto qualora nella struttura ci siano  attività di ristorazione, si applica quanto previsto nella specifica scheda.
Per esercizi che si occupano di SERVIZI ALLA PERSONA (es:Estetisti e acconciatori) , viene chiesto di  consentire l’accesso dei clienti solo tramite prenotazione e  mantenere l’elenco delle presenze per un periodo di 14 gg.
Per le PISCINE : occorre privilegiare l’accesso agli impianti tramite prenotazione e mantenere l’elenco delle presenze per un periodo di 14 giorni.
Per le PALESTRE: il DPCM impone di  redigere un programma delle attività il più possibile pianificato (es. con prenotazione) e regolamentare gli accessi in modo da evitare condizioni di assembramento e aggregazioni; mantenere l’elenco delle presenze per un periodo di 14 giorni.

In tutti i casi citati sopra, occorre predisporre una adeguata informazione sulle misure di prevenzione, comprensibile anche a clienti stranieri (es: aiutandosi con traduzioni e rappresentazioni grafiche) e ovviamente predisporre una apposita INFORMATIVA PRIVACY che indichi come i dati raccolti (es: dati anagrafici, eventuali dati associati alla rilevazione della temperatura)

A titolo di esempio, ho predisposto un modello di registro prenotazioni ed un modello di informativa , a disposizione dei vari esercizi commerciali per organizzare la propria modulistica (come sempre non ci si assume nessuna responsabilità per l’utilizzo di questo materiale)

Si potrebbe pensare che sia esagerato doversi dedicare a predisporre l’informativa privacy in questi casi, tuttavia occorre ricordare che una corretta applicazione delle procedure riportate nelle normative privacy ( GDPR ), anche in tempi di emergenza si rivela necesario per tutelare la riservatezza delle persone, si pensi ad esempio alle persone contagiate.

Occorre ricordare che la normativa (protocollo 24 Aprile 2020), introduce la possibilità per il datore di lavoro di rilevare la temperatura corporea, ai dipendenti o a terzi (fornitori, clienti) ed impedire l’accesso in caso di temperatura > 37,5 °C . Si tratta chiaramente di informazioni molto delicate che devono essere trattate secondo i regolamenti privacy.

Pensate solamente a cosa potrebbe succedere (agli interessati,ma anche al datore di lavoro e ai dipendenti) qualora i dati di queste persone non venissero trattati in modo da garantire la riservatezza…

 

Data breach e GDPR: LulzSecITA dichiara di aver attaccato la rete del San Raffaele di Milano. L’ospedale smentisce. Cosa fare in questi casi?

Tutti ricorderete il misterioso “attacco hacker” che ad inizio Aprile 2020, in piena emergenza Covid,  era stato indicato come causa dei problemi di accesso al sito dell’ INPS. In quell’occasione, i vari team di esperti di sicurezza informatica e di hacking etico, avevano subito dichiarato di essere estranei all’accaduto.

Stavolta invece è stato proprio il team di hacktivisti  LulzSecITA  ad aver dichiarato di aver attaccato nelle scorse settimane, il sistema informatico dell’ ospedale San Raffaele di Milano (struttura nota a livello internazionale) tramite i propri social.

Sul proprio  profilo twitter, LulzSecITA     pubblica numerose foto, come questa per dimostrare di essere effettivamente in possesso di informazioni (tra cui dati pesonali e dati particolari, o “sensibili” per usare la definizione usata nella normativa privacy del 2003), contenute nei database del sistema ed addirittura di essere in possesso di informazioni sulla rete LAN della struttura vittima del data breach.

L’ Ospedale San Raffaele, secondo quanto riportato da alcune testate, ha smentito l’attacco, precisando che quei dati diffusi sui social si riferiscono ad un tentativo di intrusione avvenuto nei mesi scorsi, che non ha comportato l’accesso a dati sensibili.

Al di là dell’episodio riportato, alla luce del regolamento UE 679/2016 (GDPR) , quello che è avvenuto un data breach, cioè una violazione del sistema di sicurezza che comporta ,accidentalmente o in modo illecito, la distruzione, la modifica,la perdita,, la divulgazione non autorizzata o l’accesso ai dati personali trasmessi, conservati o comunque trattati.

Questa situazione , che si può verificare anche nel sistema informatico più moderno ed aggironato, nel glossario del GDPR viene appunto indicata come Data Breach e viene gestita seguendo una procedura specifica.

Cosa fare in caso di data breach?

Secondo il GDPR (art 33) , in caso di data breach, il titolare del trattamento (soggetto pubblico, impresa, associazione, partito, professionista, ecc.)  senza ingiustificato ritardo e, ove possibile, entro 72 ore dal momento in cui ne è venuto a conoscenza, deve notificare la violazione al Garante per la protezione dei dati personali a meno che sia improbabile che la violazione dei dati personali comporti un rischio per i diritti e le libertà delle persone fisiche.

Si può facilmente intuire che la segnalazione in questi casi non è facoltativa ma obbligatoria e non si può far finta di nulla. Oltre all’art 33 del GDPR, in caso di data breach che potrebbero comportare rischi  per i diritti e le libertà delle persone fisiche ,il titolare comunica senza ritardo agli interessati quanto è accaduto (rispettando i criteri indicati nell’art 34 del GDPR). Anche questa operazione non è facoltativa e deve essere svolta in tempi rapidi. Non occorre temere una perdita d’immagine, anzi.  La comunicazione al Garante ed agli interessati, permette di evitare consegnuenze futuri ben peggiori.

In queste operazioni di notifica, chiaramente vengono coinvolti anche i  responsabili della sicurezza informatica della struttura e il DPO, che potranno dare un contributo importante per quantificare l’entità dei danni subiti ed individuare le contromisure da adottare.

 

 

Programmi Password Manager gratuiti: quali scegliere ?

Memorizzare la password di tutti i siti a cui siamo iscritti non è semplice e spesso viene la tentazione di usare a rotazione le stesse due o tre password: soluzione che ovviamente sconsiglio, dato che espone al pericolo di una violazione multipla di account qualora venisse individuata la password di un servizio (evento non così raro come si potrebbe pensare)

L’ipotesi di scrivere le password su un file da tenere nel PC ovviamente non è il caso di prenderla in considerazione visti i rischi che presenta (perdita del file in caso di attacco informatico o rottura del disco, cancellazioni accidentali, accesso a terzi non autorizzati nel caso di salvataggio su supporti usb o aree dati condivise ) . A questo punto l’unica soluzione possibile è quella di affidarsi ad un software con funzionalità di Password Manager, una sorta di cassaforte disponibile sia in formato APP che in forrmato desktop o web, in grado di conservare le credenziali in maniera  crittografata (ad esempio usando AES Advanced Encryption Standard a 256bit, che garantisce elevati livelli di sicurezza), rendendole disponibili solo dopo aver inserito una “master password” (che chiaramente dovrete conoscere solo voi e che deve avere opportuni criteri di lunghezza e complessità, per garantirne l’inviolabilità).

La soluzione più comoda è quella di usare un Password Manager multipiattaforma, che consenta di sincronizzare tramite cloud il file contenente le password su vari dispositivi e che , come consentono di fare alcuni software di password manager, permette il completamento automatico del campo password dei siti, in maniera tale da non dover fare copia e incolla della password memorizzata.

Chiaramente la master password del software usato per gestire le password deve essere conservata (consiglio di stamparla e conservarla in luogo sicuro!) dato che,in caso di smarrimento, sarebbe impossibile poter decriptare l’elenco delle password.

LastPass

Consente di gestire tramite interfaccia web il proprio archivio di password, con la possibilità di accedere da più dispositivi. La versione gratuita consente di avere un utente.

1Password

Altro sistema che consente di memorizzare password su uno storage online e di poter accedere da più dispositivi, in questo caso non c’è però un piano gratuito da poter utilizzare.

KeePass

Keepass è un progetto open (rilasciato sotto GPL) , gratuitamente disponibile (anche in versione portable) , usa algoritmi AES 256 bit e ChaCha20 sempre a 256 bit. Sono disponibili diversi port (ufficiali e non ufficiali) per varie piattaforme.

Per gli utenti MAc è disponibile MacPass: un password manager free ed open, compatibile con KeePass .

La versione utilizzabile dal browser web,  che tra le altre cose, consente anche la sincronizzazione tramite Dropbox, si chiama KeeWeb

Insomma, le possibilità di scegliere sono diverse, tocca a voi sperimentarle 🙂

PS: Personalmente mi sono orientato verso KeePass , vista anche la possibilità di utilizzarlo su smartphone (grazie ai porting)

 

Videoconferenza lenta? Prova con Jitsi su server italiani

Nel corso di queste settimane di  distanziamento sociale, necessarie per   fronteggiare la diffusione di Covid-19 ; molti di noi hanno dovuto fare i conti con la necessità di organizzare,in tempi molto brevi,   videolezioni con i propri studenti o riunioni aziendali online con clienti, soci  e collaborari .

Quando si parla di videoconferenza, sicuramente il primo strumento che viene in mente è Skype , software che per molti era rimasto inutilizzato negli ultimi anni, soppiantato da messaggini Whatsapp e social, ma che improvvisamente viene riscoperto essere un prezioso alleato che, anche nella configurazione base (gratuita) permette di effettuare chiamate e videochiamate di gruppo in maniera semplice, con limitazioni che comunque permettono a qualsiasi PMI o piccolo gruppo classe di poter svolgere tranquillamente lezione, consentendo anche di visualizzare ciò che avviene sul desktop del relatore.

Zoom è una piattaforma web che permette di svolgere videoconferenze fino a 100 partecipanti nella versione gratuita, con durata massima di 40 minuti. Anche in questo caso si tratta di uno strumento professionale, molto comodo per gestire meeting di lavoro anche con decine di partecipanti.

E allora dove sono i problemi?

Apparentemente nessuno, almeno in teoria. Sicuramente tutti questi strumenti sono ottimi, garantiscono alti standardi di sicurezza e sono affidabili.

Nella pratica invece, a causa dell’aumento del traffico dati sulla rete di queste ultime settimane, dovuto all’incremento delle attività di smart working  (con conseguente aumento del traffico sulle  utenze internet domestiche,anche in orari d’ufficio) e dell’utilizzo massiccio di piattaforme online di intrattenimento da parte di chi è costretto a rimanere in casa, spesso le videoconferenze diventano un vero e proprio incubo: disconnessioni ed interruzioni o rallentamenti nel flusso audio/video provocano stress e rischio di calo dell’attenzione  nei partecipanti .

Se poi aggiungiamo il fatto che diversi Paesi nel mondo stanno iniziando ad applciare misure di lockdown (e quindi si prevede un massiccio aumento dello smart working e del carico sui server di queste piattaforme internazionali di comunicazione ) allora forse conviene iniziare a pensare ad un piano B

Per risolvere questa situazione, sono nati diversi progetti su base volontaria, come https://iorestoacasa.work/  : il sito propone una lista di server Jitsi e Multiparty Meeting (due soluzioni web based, Open Source, per videoconferenze)  a cui è possibile accedere gratuitamente per poter realizzare videoconferenze.

La cosa davvero interessante di questo progetto è il fatto che chiunque abbia a disposizione un server con alcune caratteristiche minime può contribuire.

Per l’installazione di  un server Jiits Meet, le caratteristiche richieste sono:

• IPv4 statico (possibilmente in un datacenter italiano, in modo da limitare il traffico dati su reti internazionali e quindi ridurre possibili rallentamenti)

• connessione 100 Mbps simmetrica (meglio 1 Gbps, ogni utente occupa circa 4 Mbps)

• 4 CPU server grade (Xeon o analogo)

• 4GB di RAM

Per quanto riguarda gli utenti , viene invece consigliato , per avere il servizio migliore, di attenersi alle seguenti indicazioni:

  • preferire la connessione via cavo al WiFi
  • ogni utente deve assicurarsi di avere a disposizione almeno 4Mbps in upload e download
  • dotarsi di cuffie
  • spegnere la webcam se non si sta parlando (in modo da limitare il consumo di banda )
  • accendere il microfono solo quando si parla (in Jitsi la barra spaziatrice funge comodamente da “push to talk”)
  • abbassare la qualità video nelle impostazioni (per ridurre il traffico dati)

E ovviamente, visto che la lista dei server che volontariamente hanno aderito al progetto è davvero lunga, il mio consiglio è quello di scegliere un server italiano (nella numerosa lista dei server disponibili) in modo da ridurre al minimo il tragitto dei pacchetti dati, con un miglioramento del servizio.

Buon SMART WORKING e buona videoconferenza a tutti!

 

 

 

Protocollo di Regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus Covid-19 negli ambienti di lavoro :esempio bozza Informativa lavoratori e lettera di incarico

A titolo di esempio, propongo una possibile bozza di Informativa per il trattamento dati personali relativi alla rilevazione temperatura corporea  delle  persone   che entrano in azienda e trattamento dichiarazioni attestanti la non provenienza dalle zone a rischio epidemiologico e l’assenza di contatti, negli ultimi 14 giorni, con soggetti risultati positivi al COVID-19,secondo quanto indicato nel Protocollo di Regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus Covid-19 negli ambienti di lavoro.

NOTA: I seguenti documenti hanno esclusivamente carattere informativo e possono cambiare senza preavviso. Salvo errori e/o omissioni. In nessun caso il titolare, i suoi fornitori o altre terze parti saranno responsabili per qualsiasi danno, diretto o indiretto, che dovesse derivare dall’uso delle informazioni contenute nel presente sito, dai contenuti del sito stesso o dall’impossibiltà del suo utilizzo. Il titolare non è responsabile del contenuto di ogni altro sito che possa essere raggiunto da questo sito.

Procedendo con il download dei seguenti documenti si dichiara di aver preso visione e di aver accettato la nota precedente.

DOCUMENTI:

Informativa lavoratori dipendenti – rilevamento temperatura COVID19