Consulenze privacy GDPR a prezzi stracciati: vale la pena?

Qualche giorno fa vengo contattato da un dirigente di un ente a cui è appena arrivata una proposta da parte di una ditta di consulenza, che si offre per consulenza GDPR. L’offerta economica sembra buona, anzi, il prezzo è davvero stracciato: 100 euro per la consulenza necessaria a preparare i documenti (nomine, informative, registri , eventuale DPIA ) e 1000 euro annui per svolgere il ruolo di DPO.

La cosa mi incuriosisce e decidiamo di contattare l’azienda, che ha sede a circa 80 km dalla sede legale dell’ente a cui era stata inviata la proposta.

Dopo la telefonata , si scopre che la consulenza per la preparazione dei documenti, consiste in una spiegazione su come preparare i documenti necessari ; operazione che spetta al cliente.

Riguardo il costo del DPO,  probabilmente si spera che durante l’anno non sia mai necessario recarsi fisicamente presso il cliente; speranza che, leggendo bene il testo del GDPR, sembra pura utopia, visto che al DPO viene chiesto di collaborare con il titolare e di aiutare l’azienda ad applicare correttamete quanto indicato nei vari documenti che riguardano la privacy.

Il Regolamento 679/2016, all’articolo 39 indica chiaramente i compiti del DPO:

a) informare e fornire consulenza al titolare del trattamento o al responsabile del trattamento nonché ai dipendenti che eseguono il trattamento in merito agli obblighi derivanti dal presente regolamento nonché da altre disposizioni dell’Unione o degli Stati membri relative alla protezione dei dati;

b)

sorvegliare l’osservanza del presente regolamento, di altre disposizioni dell’Unione o degli Stati membri relative alla protezione dei dati nonché delle politiche del titolare del trattamento o del responsabile del trattamento in materia di protezione dei dati personali, compresi l’attribuzione delle responsabilità, la sensibilizzazione e la formazione del personale che partecipa ai trattamenti e alle connesse attività di controllo;

c)

fornire, se richiesto, un parere in merito alla valutazione d’impatto sulla protezione dei dati e sorvegliarne lo svolgimento ai sensi dell’articolo 35;

d)

cooperare con l’autorità di controllo; e

e)

fungere da punto di contatto per l’autorità di controllo per questioni connesse al trattamento, tra cui la consultazione preventiva di cui all’articolo 36, ed effettuare, se del caso, consultazioni relativamente a qualunque altra questione.

Non occorre una grande esperienza per capire che non ci si può aspettare molto da chi si propone di fare tutto questo per meno di 100 euro al mese, indipendentement dalle dimensioni dell’azienda/ente.