Media education: ne abbiamo discusso a Grottammare

E’ stato un momento piacevole e ricco di spunti interessanti, quello organizzato da MED Media education e Radio Incredibile a Grottammare (AP) nel pomeriggio di sabato 21 Maggio: un’ occasione per poter parlare di educazione ai media (e quindi anche di educazione con i media ) e ribadire la necessità di una collaborazione tra le varie agenzie educative, su queste tematiche.

Interessanti gli interventi del rappresentante del CoreCom delle Marche, del giornalista RAI Varagona e del prof. Di Mele dell’associazione MED che hanno appunto ricordato che l’educazione ai media è fondamentale per la formazione dell’intera persona e per sviluppare coscienza critica nell’uso delle nuove tecnologie in maniera da poter vivere pienamente l’esistenza reale piuttosto che farsi intrappolare da una vita digitalizzata.

Ugualmente interessanti le esperienze presentate dagli altri relatori che hanno illustrato vari progetti legati alla media education (a proposito, “media” si legge come si scrive, essendo una parola latina, poi ripresa dall’inglese) che hanno avuto un buon riscontro nelle comunità a cui sono stati proposti.

Possiamo dire, senza scadere troppo nella retorica, che sono state gettate le basi per creare una rete di media educator e sicuramente i frutti di questo lavoro, in cui tecnologia, pedagogia e molta buona volontà si fondono, li vedremo tra non troppo tempo.

 

Il Papa loda Internet: opera del genio umano

“…L’uso di Internet non ha cambiato solo il modo di comunicare, ma la comunicazione in se stessa: si è di fronte ad una trasformazione culturale, nascono quindi nuove opportunità di stabilire relazione e costruire comunione”
Si apre con questa riflessione il  messaggio del Santo Padre in occasione della 45esima Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali: ennesima dimostrazione di una Chiesa che di fronte ai nuovi media è  sempre attenta a porre l’accento su come utilizzare  questi nuovi strumenti  per il bene integrale della persona e dell’umanità intera.
Se per la società attuale infatti la ricerca sui nuovi media è finalizzata a come utilizzarli per interessi commerciali, il Santo Padre, nella sua analisi mette in luce come potenzialmente Internet possa contribuire, se saggiamente utilizzata, <<a soddisfare il desiderio di senso, di verità e di unità che rimane l’aspirazione più profonda dell’essere umano. >>
L’esperienza della navigazione in Rete, coinvolge fortemente l’animo umano, si pensi  ad esempio ai social network (ambienti virtuali in cui più persone, sopratutto ragazzi e giovani,  possono interagire comunicando i propri pensieri e stati d’animo) tuttavia, prosegue il Papa nel suo messaggio, << ci si scontra con le  limitazioni tipiche della comunicazione digitale: la parzialità dell’interazione,la tendenza a comunicare solo alcune parti del proprio mondo interiore, il rischio di cadere in una sorta di costruzione dell’immagine di sé, che può indulgere all’autocompiacimento. >>
Naturale conseguenza di questi comportamenti  è  il rischio di non riuscire piu’ a  riconoscere il proprio prossimo nel quotidiano e di essere meno aperti verso l’altro nella vita reale; occorre dunque prestare attenzione continua per stabilire con l’ altro legami  profondi, preferendo al contatto virtuale quello reale.
Non può mancare, nel messaggio del Papa, un riferimento a come annunciare il Vangelo, nel mondo digitale: annuncio che non si deve ridurre al solo inserimento di contenuti religiosi negli spazi di discussione di Internet, ma che passa attraverso una testimonianza di vita cristiana a cui ognuno, anche quando dialoga sul web con altre persone è chiamato.  Una testimonianza “virtuale” che chiaramente deve essere coerente con l’esperienza di fede che si vive nella quotidianità.
Invito tutti voi a  leggere il messaggio completo, sul sito www.vatican.va all’interno dell’area dedicata ai messaggi dell’attuale pontefice.

Pubblicità :bene o male l’importante è parlarne. Ne siamo sicuri?

Si dice spesso che “nel bene o nel male, l’importante è parlarne e forse qualche pubblicitario ha preso sul serio questa frase.

L’idea di scrivere questo post è nata dopo aver letto un interessante articolo in cui si analizza la campagna pubblicitaria (a mio parere divertente ed efficace) di una azienda di arredamenti.

Giustamente l’autore si interroga su varie campagne pubblicitarie basate non sulla promozione del prodotto esaltandone le peculiarità, bensì su immagini a volte crude che mirano ad legare  il brand aziendale ad una emozione forte, non necessariamente positiva ma che comunque coinvolga l’utente (anche suscitando paura, ribrezzo o angoscia se necessario).

Realmente è utile fare pubblicità di questo tipo?

Con il Web2.0 abbiamo la possibilità di coinvolgere l’utente e dargli la possibilità di esprimere un parere sul nostro prodotto. Una campagna basata sul “nel bene o nel male, basta che se ne parli” puo’ avere successo (ma ne dubito!) sui media tradizionali, ma probabilmente provocherebbe reazioni furiose se proposta sui social media, sintomo chiaramente che qualcosa non ha funzionato…e che ovviamente è troppo tardi per correggere il tiro.

Veramente è dunque importante parlare di un prodotto, anche parlandone male? O forse invece conviene abituarci a studiare campagne promozionali basate su valori positivi e sull’user experience piuttosto che su scandali, gossip, scene cruente e mettere in un angolino il logo dell’azienda?

Per tornare all’articolo ispiratore di questo post, a me sinceramente quel manifesto piace :divertente, con quello slang “romanesco” che sempre ispira simpatia  e che ci ricorda il tormentone estivo del “calippo e na bira” .

Sarà forse un altro esempio forse di una dizione poco curata, ma ricordiamo che il video delle ragazze di Ostia è stato l’esempio più clamoroso di viral video all’italiana dell’estate 2010.

Forse tutto sommato i pubblicitari che hanno curato la campagna promozionale di questa ditta di arredamenti sono stati piu’ attenti di quello che a prima vista potrebbe sembrare.

Grande successo per Ascoli2.0

Con oltre 500 presenze complessive nei tre giorni della manifestazione (conclusasi Sabato 9 Ottobre con APCamp2010 ) possiamo sicuramente parlare di un grande successo per questo evento dedicato al Web2.0.

Al di là dei numeri, quello che ha fatto piacere a me e agli altri organizzatori è stata la presenza di un pubblico attento e qualificato (alcune persone sono venute addirittura da altre regioni!), alcuni docenti ci hanno contattato nei giorni precedenti l’evento per chiedere di poter portare le loro classi, molti imprenditori presenti si sono complimentati con noi. Diversi portali hanno parlato dell’evento ( tra cui il portale Working Capital di Telecom Italia e l’inserto Nova del Sole24Ore , la lista completa è qui )

E’ stata sicuramente la prova che offrire contenuti di qualità ed interessanti è stata la scelta vincente; sopratutto abbiamo permesso ai partecipanti di capire cosa è questo Web2.0 di cui si parla tanto (spesso anche in modo superficiale) e quali opportunità può offrire.

Abbiamo fatto capire (o almeno ci abbiamo provato, speriamo che il messaggio sia passato!) che il web2.0 non è la bacchetta magica in grado di rilanciare una azienda in crisi. Se non ci sono idee, progetti validi, contenuti interessanti, il web2.0 non farà nessun miracolo.

Ascoli2.0 è stato sopratutto un momento di confronto, di scambio di idee; una sorta di banco di prova per nuovi progetti, che nei prossimi mesi verranno sviluppati. Ora si comincia a  lavorare sul serio!

(i guru del Web2.0 alle prese con la preparazione delle Olive ascolane..anche questo è Ascoli2.0 )